Trentino Alto Adige/Suedtirol

L’Associazione Alzheimer accusa: «Assegno di cura, colloqui umilianti» – Cronaca



BOLZANO. «Colloqui spesso umilianti, tempi d’attesa da 8 a 11 mesi e famiglie che non ce la fanno a sopportare i costi». Ulrich Seitz presidente dell’Associazione Alzheimer, fiduciario del sindaco per le persone con disabilità, spiega che l’assegno di cura per la non autosufficienza, istituito con legge provinciale nel 2007, destinato a persone che vivono a casa, arriva in ritardo, spesso quando i familiari sono allo stremo. E sono troppe i quesiti che annullano la dignità dei singoli.

«Tra una cosa e l’altra – dice Seitz – ora che la famiglia riesce ad incassare l’assegno, passa anche un anno ma la badante si paga tutti i mesi e sempre più spesso ne servono anche due. La mia non vuol essere una critica sterile, ma occorre tentare tutti insieme di trovare la strada per rendere il sistema più efficiente. Chi ha bisogno va aiutato. E parliamo di più di 13.000 persone assistite a domicilio l’anno».

Tante le critiche per il tipo di domande poste dal team di esperti chiamati a valutare il livello di non autosufficienza. E quindi il relativo assegno mensile. “Lei come si alimenta? Riesce a mangiare da solo o no, come si lava, ce la fa da solo? Riesce ad alzarsi ed a muoversi? Ci faccia vedere”.«Interrogatori che feriscono l’amor proprio dei malati. Sì, perché si tratta di persone affette da patologie certificate da specialisti».

Questione sollevata di recente sul nostro giornale anche da Claudio Palmulli, presidente della Consulta comunale per le persone con disabilità. «Il 22 gennaio – scrive – mi sono presentato in via Mendola 33 al colloquio di accertamento per il 3° livello dell’assegno. Ero agitato. Lì dentro ogni persona porta la sua vita, la sua autonomia ma anche limiti, assistenza, fragilità. Mi aspettavo una valutazione rigorosa, condotta con rispetto invece non mi sono sentito ascoltato ma sotto esame. Quasi mi dovessero “smascherare”. A un certo punto sono state affrontate problematiche di continenza. Argomento delicatissimo. Non è una voce su un modulo è dignità, pudore, vita quotidiana. Un tema che richiede tatto e attenzione ma mi sono sentito esposto e messo in imbarazzo».

Per Seitz il sistema è da rivedere: «Occorre ripeto, trovare soluzioni insieme alla politica. Il team di valutazione in presenza di un certificato medico che attesti le condizioni del paziente con Parkinson, Alzheimer, Sla ecc., deve attenersi alle valutazioni dello specialista, non può avanzarne di proprie».Palmulli chiude con domande dirette: «Come vengono gestiti questi accertamenti? Che formazione viene fatta ai componenti dei team? Quali garanzie esistono per evitare che una persona si senta umiliata o “processata”? Qual è il livello di trasparenza su ciò che viene scritto dai relatori e su come viene scritto?». Occorrono risposte.




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