tutti i comuni a rischio frane – BarlettaLive.it
«In Puglia ci sono ben 839 frane censite, con circa 63mila persone che risiedono in territori colpiti da frane: parliamo di 17.280 edifici, 5.752 imprese e addirittura 849 beni culturali che si trovano in aree a rischio». A lanciare l’allarme è Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, che sottolinea come la regione non sia affatto immune dai rischi naturali mentre a Niscemi arriva l’attenzione di tutta Italia. A questi dati si aggiunge il fronte alluvionale: «Sono 135.932 le persone che risiedono in aree a rischio alluvione, 36.600 gli edifici e 409 i beni culturali coinvolti».
Il focus più critico riguarda proprio la BAT, dove il rischio frane interessa il 100% dei Comuni. Una condizione che colloca la provincia ai vertici regionali della pericolosità, insieme a Foggia e Brindisi (95%), Bari (90%) e Lecce (81%). «Su 257 Comuni pugliesi, ben 230, pari all’89%, presentano livelli di pericolosità da frana elevata o molto elevata (P3-P4) secondo i Piani di Assetto Idrogeologico», spiega Caputo.
Nella provincia di Barletta-Andria-Trani, come in altre aree interne e collinari della regione, l’elevata vulnerabilità del territorio è legata a una combinazione di fattori geomorfologici e antropici. «Nelle aree interne e collinari della Bat, di Bari e di Brindisi si registrano livelli di rischio che superano il 90-100% in molti Comuni», evidenzia il presidente dei Geologi, parlando di un dissesto ormai strutturale.
A livello regionale, la superficie pugliese classificata a pericolosità da frana è cresciuta dell’1,5% rispetto alle precedenti valutazioni, in un contesto nazionale che segna un incremento del 15% del territorio a rischio idrogeologico. La Puglia rientra così tra le Regioni con la più alta percentuale di Comuni esposti a pericolosità elevata o molto elevata.
Tra le cause principali dell’aggravarsi del fenomeno, Caputo indica il cambiamento climatico, con piogge sempre più brevi e intense che saturano rapidamente i terreni; la cementificazione e l’uso improprio del suolo, che riducono le superfici permeabili e alterano i versanti; e l’abbandono agricolo, che comporta la mancanza di manutenzione delle reti di drenaggio e una maggiore fragilità del territorio.
Un quadro che, soprattutto nella BAT, impone una riflessione urgente sulle politiche di prevenzione e sulla gestione del territorio, perché il dissesto idrogeologico non è più un rischio potenziale, ma una realtà quotidiana con cui fare i conti.
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