Marche

«Ciao Pesaro, me ne vado in Bosnia. Sicurezza e sanità lì sono migliori». Alberto Tomassoli, bancario, racconta il suo buen retiro in Republika di Srpska

PESARO Con la fuga di giovani cervelli dall’Italia, per soldi, lavoro o prospettive di vita, ci stiamo facendo letteralmente i conti. Quella dei nostri pensionati, con destinazione esotiche, si arricchisce invece di un fattore in più: il servizio sanitario. Migliore del nostro, a quanto pare, anche nel profondo Est Europa. La storia è quella di Alberto Tomassoli, pesarese, 63 anni, dipendente bancario, che il suo saluto al Belpaese lo sta pianificando da tempo con delle coordinate particolari: l’autoproclamata Republika di Srpska, una delle due entità che compongono la Bosnia Erzegovina guidata dal leader nazionalista e filorusso Sinisa Karan. «Una volta in pensione, forse a fine 2026, andrò a vivere lì» racconta. 

 

«La vita costa il 50% in meno»

«Il costo della vita rispetto all’Italia è inferiore del 30-50% grazie al cambio tra Euro e Marco Convertibile e gli italiani sono benvisti – spiega Tomassoli – In campagna una villetta da 100 mq si trova anche a 35.000 euro. Ne ho viste già alcune». Poi, altro fattore di stretta attualità: la criminalità. «Inesistente, hanno una media di un poliziotto ogni 200 abitanti – continua il bancario – . Inoltre, io sono un ex malato oncologico e nei miei viaggi ho approfondito lo stato della sanità locale. Quando ho avuto un problema di salute al pronto soccorso della clinica universitaria della capitale Banja Luka in un’ora mi hanno fatto visita, ecografia, lastre e analisi del sangue. Non ho fatto ricorso alla polizza sanitaria di viaggio, perché il ticket era di 56 euro. Sanità e ricerca sono molto curate, poiché ai vertici di quel Paese ci sono molti medici e docenti universitari. Ci sono tre ospedali grandi. Ho visitato quello nuovissimo di Doboj, pochi giorni fa ne è stato inaugurato un altro a Trebinje. Le tre università sfornano molti medici e ci sono diverse campagne di prevenzione». Il punto d’incontro tra la storia di Alberto, presente e futura, e il Corriere Adriatico è stato il nostro articolo sulla donna pesarese malata di cancro che tenterà, su base volontaria, il viaggio della speranza in Russia per sottoporsi all’Enteromix, il nuovo vaccino sperimentale oggi non autorizzato né distribuito dalle autorità sanitarie europee (EMA) o italiane (AIFA).

«Ho letto l’articolo del Corriere Adriatico sulla pesarese che tenterà il vaccino russo»

Leggi qui —> «Ho il cancro da 7 anni. Lasciatemi provare il nuovo vaccino russo». Malata pesarese pronta al viaggio della speranza

«Vi ho letto e ho deciso di contattarvi – spiega Tomassoli – Quella storia mi ha molto colpito». Ufficialmente, il primo Stato fuori dai confini putiniani ad avviare la sperimentazione dell’Enteromix è la Serbia e lo farà in questo 2026. «Vi volevo rivelare che l’Enteromix, in realtà, è dal 2024 oggetto di trial nella Clinica Universitaria di Banja Luca – racconta Alberto -. Seguo su Internet i loro telegiornali locali e leggo, tradotto, il loro giornale Vijesti365. Così, nel 2024, ho saputo del trattamento oncologico sperimentale probabilmente per il rapporto speciale che c’è tra l’ex presidente Dodik e Putin. Un’avvocatessa che lavora in un organismo governativo, confermandomi la sperimentazione in corso solo per i malati terminali del Ssn locale, mi ha espresso scetticismo sulla possibilità di accesso da parte di uno straniero. Ma è materia per cui, chi ne necessita, va fatto ogni tentativo». Alberto lo sa bene «perché è un problema che ha picchiato duro anche su di me e la mia famiglia. Resto a disposizione per chi volesse avere informazioni sulla cura e sull’eventuale viaggio».

Il prossimo viaggio. «Pronto a fornire indicazioni a chi le richiede» 

 Alberto Tomassoli tornerà a Banja Luka per la Pasqua Ortodossa (12 aprile).

Non è possibile arrivare direttamente in aereo, il treno richiede molti cambi «e sconsiglio vivamente di viaggiare con Flixbus». Il modo più pratico «è in auto: da Trieste si va via Lubiana o via Fiume fino a Zagabria, si prende per Slavonski Brod e si esce a Okučani. Per un soggiorno fino a 90 giorni è consigliabile il passaporto. Per l’assistenza consolare si deve fare riferimento all’ambasciata italiana di Sarajevo». Ma da dove nasce la scoperta di questo territorio? Cosa porta un pesarese a pianificare la pensione in una entità balcanica così lontana, particolare (a maggioranza serba, fondata nel 1992 e politicamente vicinissima a Putin) e controversa come la Republika Srpska? Tomassoli racconta: «Mia mamma era fiumana e, tra il 1992 e 1995, ho viaggiato molto per la Jugoslavia. Volevo conoscere veramente il significato di vivere in un Paese in guerra. Poi mi sono sposato, tornando in quei posti solo un paio di volte, fino al 2022 quando la mia attuale compagna doveva sostenere delle cure dentarie a Fiume». Così i viaggi si sono moltiplicati diventando sempre più intensi. «Quei viaggi, 17 in 3 anni di cui 9 a Banja Luka, ci hanno portato ad allargare la profondità delle nostre esplorazioni fino alla Republika Srpska, paese extra Ue. Difficilmente entrerà in Europa, non è riconosciuto a livello internazionale ma si comporta come uno Stato indipendente. Un Paese particolarissimo, che può piacere molto o per nulla, ma che non lascia indifferenti».




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