Goggia: “Alle Olimpiadi senza mamma e papà: sono in missione”
Superato il traguardo, prima di dedicarsi alle interviste post gara, Sofia Goggia ha portato la mano sinistra al nastro nero che aveva legato al braccio. Un gesto veloce. Una dedica silenziosa per le vittime della strage di Capodanno al discobar Le Constellation.
Alla conta finale dei tempi, è arrivata seconda, nell’ultimo SuperG prima dell’Olimpiade, a 18 centesimi dalla ventunenne svizzera Malorie Blanc. «Non è stato facile gareggiare qui, dopo quello che è successo. Il pensiero del dramma mi accompagna da allora. Ci ho pensato tanto in questo mese, sapendo che avremmo dovuto gareggiare qui. Appena arrivati a Crans-Montana, come squadra, abbiamo reso omaggio con un momento di raccoglimento ai ragazzi che non ci sono più e ai loro genitori, che vivono la situazione contro natura di perdere un figlio. Penso anche ai feriti, che non sanno ancora se ce la faranno e come vivranno. Vorrei potere dare loro forza».
Prima di gioire per la sua gara, ha consolato Laura Pirovano, in lacrime per essere stata eliminata dopo avere saltato l’ultima porta quand’era nettamente in vantaggio.
«Mi dispiace tanto per Lolli, stava facendo un garone e avrebbe sicuramente vinto. I tempi parlano chiaro. Aveva 58 centesimi di vantaggio su Blanc».
Sul podio lei ha indicato Roberta Melesi, per cui il dispiacere è doppio: è arrivata quarta e non sarà alle Olimpiadi.
«Roby è finita quarta all’ultimo, sorpassata dall’americana Breezy Johnson, che per pochissimi centesimi l’ha scalzata dal podio virtuale. Mi spiace anche per Elena Curtoni, che ha preso un colpo sul braccio. Il nostro sport è così. Però nel complesso per noi italiane è stata una buona gara».

Sofia Goggia
Si sente pronta per i Giochi, che cominceranno la prossima settimana?
«Qui a Crans ho avuto buone risposte, sono soddisfatta. Ho fatto un paio di errori, soprattutto nella parte alta del percorso, ma sentivo di avere la velocità e questo è molto importante. Sto bene fisicamente e mentalmente. Gennaio per me storicamente non è mai stato un mese facile. Terminarlo con un podio, e con indosso il pettorale rosso di leader della specialità, è il miglior modo per presentarmi in fiducia a Cortina».
Quanto ama quella pista?
«Tantissimo, da sempre, al punto che sono quasi stufa di pensarci. È la pista d’Italia, ha un tracciato stupendo, ed è sempre stata la pista del cuore. Lì ho vinto quattro volte, sarà un’emozione enorme tornarci rappresentando il mio Paese».
È più emozionata rispetto a com’era alla vigilia delle due Olimpiadi precedenti, in cui ha vinto un oro e un argento?
«La prima Olimpiade è la prima Olimpiade, non si discute. Però finora ho sempre corso lontano dall’Europa, prima in Corea del Sud e poi in Cina. Questa volta invece per noi atleti italiani sarà speciale. E non parlo solo dello sci. Sarà la nostra Olimpiade».
Finalmente avrà vicino il suo pubblico. C’è qualcuno che potrà essere in tribuna, mentre non era riuscito a venire a tifarla nelle due edizioni dei Giochi in Asia?
«Non porterò nessuno, mi piace che la mia famiglia stia a casa a vedermi. Io alle Olimpiadi sono in missione e l’Olimpiade per me è sacra. Il solo pensiero che le prossime gare saranno quelle olimpiche già mi gasa».
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