Cultura

Moreish Idols – Live @ The Old Blue Last (Londra, 30/01/2026)

Credit: Giulio Sgarbi

Proprio all’inizio di dicembre, al Mount Echo’ di Montecosaro (MC), i Moreish Idols erano passati per la prima volta in Italia.

Oggi, invece, siamo in trasferta in UK e facciamo tappa all’Old Blue Last di Londra che ospita stasera la band originaria di Falmouth, ma di stanza nella capitale.

Gli inglesi lo scorso marzo hanno realizzato il loro primo album, “All In The Game“, che è arrivato dopo due EP, “Float” (2022) e “Lock Eyes & Collide” (2023).

Pubblicato dalla Speedy Wunderground, il disco è stato prodotto da Dan Carey (Bat For Lashes, Fontaines DC, Squid), boss della indie label britannica.

Il concerto, all’interno della Independent Venue Week, è già sold out da settimane e, seppure la sala al piano superiore dello storico locale di Great Eastern Street sia piuttosto piccola, l’attesa è comunque notevole, segno che l’interesse per il gruppo della Cornovaglia è in costante aumento.

Ad aprire il loro live, quando mancano ancora un paio di minuti alle dieci, ci pensa il singolo “Dream Pixel” che, se da una parte gode di un’ottima melodia dai toni sognanti, dall’altra scarica la sua potenza chitarristica prima di scatenarsi con una lunga e rumorosa jam finale.

La successiva “Slouch”, invece, gode di saltellanti linee di basso e di rumorosi quanto ispirati synth: se le atmosfere si fanno più cupe, le sensazioni melodiche lasciano comunque trasparire un po’ di luminosità e di speranza.

Altrettanto saltellante anche la chitarra di “Railway” e, se il suo tono post-punk è senza dubbio buio, in seguito il pezzo si trasforma in qualcosa di inaspettatamente romantico e poetico, aggiungendo un tocco radioheadiano, mentre non mancano il sax e alcune decise schitarrate.

Pure la title-track “All In The Game” ha più di un elemento malinconico, ma allo stesso tempo sa colpire il cuore dei presenti, mentre il sax è libero di agire e la batteria aggiunge una spinta propulsiva.

I Moreish Idols riprendono una certa tranquillità con “Pale Blue Dot” con gustose e mai banali scelte melodiche e, mentre i toni dei vocals risultano riflessivi, il drumming accelera aumentando l’intensità con ritmi kraut-rock, prima di lasciare spazio a una lunga e rumorosa jam.

È poi l’inedita “Lead Feathers”, suonata già anche in Italia il mese scorso, a chiudere la serata con una bella dose di adrenalina e nuove spinte percussive.

Cinquanta minuti di grande qualità per la band originaria della Cornovaglia che, come già si disco, ha dimostrato di non volere mettere troppi paletti sonori nella sua musica, spaziando tra più generi, ma sempre con classe e non facendo scelte banali: le sensazioni che ci sono arrivate oggi sono più che positive.


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