Veneto

l’ossimoro vivente, a Milano la prima nazionale del saggio di Donato Di Poce

Con grande entusiasmo il panorama culturale italiano si prepara ad accogliere la prima nazionale milanese di P.P. Pasolini: l’ossimoro vivente, il nuovo e attesissimo saggio critico di Donato Di Poce, pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno. L’evento si inserisce nel ricco calendario di iniziative nate per il cinquantenario della morte di Pier Paolo Pasolini, una ricorrenza che non si limita alla commemorazione, ma diventa occasione viva di confronto, analisi e rilettura di una delle figure più complesse e incandescenti del Novecento italiano.

A Milano, città simbolo del dibattito intellettuale e politico, il volume sarà presentato giovedì 5 febbraio 2026 alle ore 18.00 presso la Biblioteca Ostinata, in Via Osti 6. In dialogo con l’autore interverrà lo scrittore e critico letterario Angelo Gaccione, per un incontro che si preannuncia intenso e partecipato. Il libro di Di Poce nasce infatti con un intento chiaro e dichiarato: restituire Pasolini alla sua radicale interezza, sottraendolo alle letture riduttive, pacificate o celebrative che nel tempo ne hanno smussato la forza dirompente.

In P.P. Pasolini: l’ossimoro vivente, Pasolini emerge come intellettuale che ha scelto consapevolmente di “accogliere gli opposti”, facendone non una debolezza ma il motore stesso della sua ricerca di verità. Marxista eretico e insieme profondamente attratto dal sacro, innamorato della tradizione letteraria italiana – da Dante a Pascoli – e al tempo stesso sperimentatore linguistico radicale, Pasolini ha attraversato poesia, narrativa, cinema, teatro, giornalismo e critica d’arte senza mai rinunciare alla propria autonomia di pensiero. Di Poce legge questa apparente contraddizione come un ossimoro vitale, una tensione feconda che rende ancora oggi l’opera pasoliniana sorprendentemente attuale.

Il saggio accompagna il lettore in un percorso ampio e articolato all’interno della “galassia di CreAttività” pasoliniana. Dalla poesia dialettale de La meglio gioventù alla narrativa scandalosa e necessaria di Ragazzi di vita, dalla fondazione della rivista Officina alle riflessioni sul “Cinema di poesia” e sul “Teatro di Parola”, fino all’opera estrema e irrisolta di Petrolio, definita da Di Poce il vero “Poema delle stragi”. Ogni sezione contribuisce a ricomporre il mosaico di un autore che ha saputo anticipare e denunciare le derive dell’omologazione culturale con una lucidità profetica.

Particolarmente potente è la riflessione introduttiva del volume, in cui Di Poce afferma che l’Italia non ha ancora fatto davvero i conti con Pasolini, arrivando a “fare scempio” dei suoi tre corpi: fisico, mentale e poetico. Una tesi forte, che attraversa tutto il libro e ne costituisce il nucleo etico e politico.

Arricchito dai disegni di Max Marra, P.P. Pasolini: l’ossimoro vivente si configura come un atto di giustizia critica e culturale. Un testo necessario, appassionato e rigoroso, che invita a tornare a Pasolini non come icona del passato, ma come presenza viva, scomoda e indispensabile per leggere il nostro presente.


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