Società

“Liste di proscrizione” di docenti di sinistra: “l’antifascismo è scritto nella costituzione”. Il documento firmato da 305 tra insegnanti, personale ATA e docenti universitari

Un manifesto comparso in un liceo di Pordenone ha fatto uscire una vicenda locale dai confini della città. Il foglio, poi rimosso, rimandava tramite un codice QR a un questionario online promosso da Azione Studentesca. Le domande invitavano gli studenti a segnalare presunti episodi di propaganda politica in classe, chiedendo di raccontare i casi ritenuti più evidenti. Iniziative analoghe, secondo quanto emerso, sarebbero state replicate anche in altri contesti scolastici.

La reazione politica è arrivata in tempi rapidi. Partito democratico e Alleanza Verdi Sinistra hanno annunciato un’interrogazione parlamentare, parlando apertamente di “liste di proscrizione” e chiamando in causa il legame tra il movimento studentesco e Fratelli d’Italia. Dal fronte opposto, Azione Studentesca ha respinto le accuse, sostenendo che il form non prevedeva la raccolta di nomi, ma la segnalazione anonima di comportamenti ritenuti scorretti, rivendicando una distinzione netta tra libertà di insegnamento e indottrinamento.

Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha fatto sapere di aver avviato accertamenti. Secondo quanto riferito dalla sottosegretaria Paola Frassinetti, si tratterebbe di un’iniziativa autonoma di alcuni studenti, priva di intenti di schedatura, anche perché basata sull’anonimato. Una lettura che non ha spento le polemiche. Le opposizioni hanno continuato a chiedere prese di distanza politiche, mentre Fratelli d’Italia ha difeso il diritto degli studenti a segnalare eventuali criticità.

Nel dibattito sono intervenute anche organizzazioni del mondo della scuola. L’Associazione nazionale presidi e la Flc Cgil hanno espresso una condanna netta dell’iniziativa, richiamando i principi costituzionali, la libertà di insegnamento e il rischio di un clima di sospetto. È in questo contesto che si inserisce la lettera di solidarietà sottoscritta da centinaia di docenti e operatori scolastici, diffusa nelle ore successive.

La lettera: no al controllo ideologico delle attività didattiche

Un gruppo di docenti e operatori scolastici ha diffuso una lettera di solidarietà nei confronti dell’Istituto Livi di Prato, finito al centro delle polemiche dopo la campagna “La scuola è nostra” promossa da Azione studentesca, movimento giovanile legato a Fratelli d’Italia. Il documento è stato sottoscritto da 305 firmatari, tra insegnanti di diversi ordini e gradi, personale Ata, facilitatori linguistici e professori universitari provenienti da varie zone d’Italia.

Le posizioni espresse nel documento

Nel testo, i firmatari parlano di un attacco che, a loro giudizio, mette a rischio la libertà della scuola pubblica. Tra i passaggi centrali vengono richiamati la difesa dei principi costituzionali e la contrarietà a forme di controllo ideologico sull’attività didattica. La presa di posizione nasce come reazione alle segnalazioni di docenti accusati di fare propaganda, tra cui alcuni insegnanti dell’istituto pratese.

Antifascismo e Costituzione

Uno dei punti su cui insiste la lettera riguarda il significato dell’antifascismo. Nel documento si legge: “Sentiamo il dovere di ribadire con chiarezza che l’antifascismo non è un’opinione politica, ma un principio fondativo della Repubblica italiana”. Secondo i firmatari, si tratta del presupposto storico e civile su cui si fondano Costituzione, democrazia e pluralismo delle idee. Metterne in discussione il valore, sempre secondo questa impostazione, equivarrebbe a indebolire il terreno comune del confronto democratico.

L’impegno rivendicato dai firmatari

Nel passaggio conclusivo, i sottoscrittori ribadiscono il proprio impegno a difendere i principi costituzionali e a contrastare, a loro avviso, ogni forma di intimidazione o sorveglianza ideologica. L’orizzonte indicato è quello di un’istruzione pubblica definita “libera e di massa, inclusiva, antifascista, critica e all’altezza della realtà plurale della società di oggi”. Una posizione che si inserisce nel dibattito politico e culturale in corso attorno al ruolo della scuola.


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