Liguria

Anno giudiziario, il pg Zucca: “Poliziotti siano guardiani della libertà di manifestare, non guerrieri a caccia di nemici”


Genova. “La riforma costituzionale ha evidentemente altri fini, che non sono quelli dell’inutile e indimostrata inerenza alla struttura del processo accusatorio. Il fine ormai dichiarato è il riassetto dei confini tra i poteri, con la riduzione dell’autonomia e indipendenza della magistratura”. Così il procuratore generale Enrico Zucca nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Genova. “Lungi dal ritenere fisiologico il conflitto tra poteri – ha detto Zucca – in cui l’uno guarda e si difende dallo sconfinamento dell’altro, lo si vuole eliminare per riaffermare la predominanza dell’assetto governativo parlamentare con l’aiuto di collaterali e più importanti riforme costituzionali dirette all’accentramento del potere per derivazione plebiscitaria. Terreni già percorsi in altri Paesi, in cui si riconosce la deriva autoritaria di cui il primo passo è stata l’accresciuta ingerenza nella scelta dei giudici, anche attraverso la modifica degli organismi di autogoverno. È solo questione di tempo”.

“Taluni sono arrivati alla denuncia penale – ha ricordato il pg –  rinunciando ad affidarsi alle buone ragioni del loro counter speech, per invocare repressione del pensiero e del messaggio sgraditi. Diffusione di notizie false e tendenziose.  La norma, residuato bellico si direbbe, è infatti di rarissima applicazione, l’unico caso che io ricordi nella quarantennale   esperienza è la denuncia proveniente dalla Questura di Genova nel 2001, contro la stampa che riportava le prime testimonianze drammatiche di chi aveva riferito dei maltrattamenti dei detenuti  a Bolzaneto che poi sarebbero stati qualificati nelle corti d giustizia come tortura.  Non un buon precedente quindi”.

E proprio del G8 Zucca è tornato a parlare in occasione del 25° anniversario, che ricorre a luglio di quest’anno. “Sul G8 non possono esserci ambiguità: si è trattato di una infamia e una aberrazione, le cose vanno viste come sono, senza veli di sorta. Negando questa premessa, è inutile discutere” ha esordito.

Ma ancora secondo il magistrato simbolo di quei processi “una riflessione non” è stata “ancora compiuta da parte delle istituzioni, in una situazione globale che oggi rischia di non avere neppure quella percezione della caduta democratica che è stata stigmatizzata nel severo giudizio di Amnesty International come la più grave violazione di diritti umani in una società democratica occidentale dal dopoguerra”. Venticinque anni dopo, nota il procuratore generale dopo quegli eventi, emerge una tendenza a sacrificare la libertà di dissenso e di manifestazione e questo pone il nostro Paese “alle soglie di una china che appare pericolosa, quella della relativizzazione dei diritti, della negazione della loro universalità. Non è buon segnale la proposta di restringere la portata del divieto di trattamenti inumani e degradanti di cui all’art. 3 della CEDU, anche su iniziativa dell’Italia, per fronteggiare il fenomeno epocale delle migrazioni. Quale la prossima emergenza?”. L’invito è chiaro: “L’obiettivo non può essere questo, piuttosto quello di indicare alla forza di polizia il fine primario della tutela della libertà di manifestazione: in campo devono scendere ed essere schierati guardiani di quella libertà e non guerrieri a caccia di nemici da contrastare.

Per Zucca l’obiettivo è quello di “consentire alle piazze di riempirsi e di isolare i violenti, non predisporsi allo scontro, considerando la piazza come contenitore di violenti e devianti”.

L’auspicio per lui è che la scelta delle forze di polizia sia di “Non agire indiscriminatamente, talora non agire, può essere la migliore soluzione di forza, che dimostra la differenza del contesto democratico da quello dei regimi autoritari”. Per il pg è essenziale “la capacità di interagire con le istituzioni sul territorio, per individuare le ragioni o i luoghi di degrado che generano disperazione e rabbia, specie nelle fasce giovanili”. Il suo intervento si chiude con un moto di fiducia: “Si avverte, è giusto darne atto, che questo approccio integrato comincia qui a Genova ad essere perseguito. Sono certo che le nostre istituzioni, la nostra polizia siano oggi in grado, proprio a causa di quel passato, di compiere scelte diverse e di capire che non si serve lo stato, se si tradisce la legge. E’ un cammino che le istituzioni tutte debbono compiere insieme”.




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