Cultura

Silent Carnival – Liminal: Sangue slowcore :: Le Recensioni di OndaRock

È stato un percorso lineare, quello che ha condotto il progetto Silent Carnival dall’esordio omonimo fino a “Liminal”, uno sviluppo graduale orientato verso una dimensione più intimista, una scrittura  sempre più diretta, priva di ornamenti inutili. Un territorio in cui il silenzio pesa quanto il suono e si somma a esso per esprimere l’intero ventaglio di emozioni del proprio vissuto. L’evanescenza del sogno, il peso dei ricordi sono ancora presenze avvertibili nella musica di Giambrone, ma la soglia qui suggerita è fatta soprattutto di concretezza, di densità sonora.

L’elettronica è ancora un elemento fondante, anche se si muove ai margini a dare enfasi con le sue misurate sfumature, intaccando le melodie elettroacustiche in lento espandersi. Rintocchi  profondi che si fanno strada nell’oscurità per dare forma a un substrato dolente sul quale scivola un canto sussurrato, che parla di dolore e gratitudine, di accettazione e superamento.
Come d’abitudine, Giambrone non è solo, ad accompagnarlo c’è il basso fedele di Alfonso De Marco, torna – già presente nel precedente  “My Blurry life” – Marcella Ricciardi/BeMyDelay e partecipa Cesare Basile.

La matrice del suono è un folk dai toni oscuri e dalle striature psych, una pratica che fonde le ombre ipnotiche del folk-blues dei Black Heart Procession (“Daze”) e il cantautorato crepuscolare di Matt Elliott (“November”), converge spesso verso uno slowcore dal tono mediterraneo con i Low incastrati nel cuore (“Clouds”), ma rimane sempre e comunque piena espressione di una cifra del tutto personale. Un lessico essenziale, nel quale si incastra magnificamente la lap steel della Ricciardi nell’ammaliante “Song For A Mirror”, così come risulta preziosa l’interferenza di Basile in “Vertige”. Il tutto per dare vita a un paesaggio emozionale offerto eliminando ogni possibile filtro. Toccante.

29/01/2026




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