Cultura

Al Doum and The Faryds

Oltrepassato il traguardo dei quindici anni di attività, Al Doum & The Faryds sono diventati un nome autorevole nel circuito psych underground italiano. “Ipnagogico”, il loro sesto album, consolida una formula attraverso la quale il ricchissimo suono di matrice psichedelica prodotto dal collettivo milanese si mescola a una travolgente forma di ethno-jazz dai forti connotati esotici. Ritmiche sostenute, fiati che cercano la dissonanza, chitarre elettriche che non si privano di contagiosi assoli, in una modalità di “calcolata improvvisazione” che lascia spazio alla tecnica dei singoli pur mantenendosi negli agili limiti del “formato canzone”. Un’atmosfera positiva, vitale, energetica, arricchita da arrangiamenti vocali festosi.

Al Doum & The Faryds sono una vera e propria comunità musicale, numericamente cresciuta nel tempo fino agli attuali dieci elementi, un team che ha sempre mantenuto la più assoluta indipendenza: registrano presso il Guscio Recording, lo studio di proprietà di Lorenz (il chitarrista), e pubblicano attraverso la Black Sweat Records, etichetta fondata dal cantante e bassista Davide Domenichini. Hanno persino una band gemella, con la quale condividono parte della line-up, gli Addict Ameba, dei quali si è parlato un paio d’anni fa, a seguito della pubblicazione dell’album “Caosmosi“, altro progetto eclettico e visionario, concepito per abbattere confini, sia stilistici che geografici.

In “Ipnagogico” la componente ipnotica diviene meno marcata rispetto al passato (ne restano significative striature in “Money II”, il momento più lisergico con le sue chitarre wah wah), lasciando strada a un Carnevale di suoni e colori (in “Borracho” sembra di essere a Rio), che trova gli unici frangenti meditativi in corrispondenza di “Money I” (dalla vena più spiritual) e “Utopia II”, che serba qualcosa di pinkfloydiano, con quella chitarra che a tratti ricorda Gilmour.
Il disco è strutturato in tre nuclei fondamentali (“Arise”, “Money”, “Utopia”), ognuno suddiviso in due movimenti; ciascun nucleo è separato da un’ulteriore traccia (“Borracho” e “Party Cells”). Architetture free form per moderna world music.

30/01/2026




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