Marche

«Mettete fine a questo scempio»


ANCONA «Il Pd delle Marche non ha più una guida e non ha più una maggioranza. Per questo è stata sospesa la democrazia interna del partito». La parole dell’ex sottosegretaria al Mise Morani lasciano poco spazio all’interpretazione. «Quello che è accaduto all’assemblea regionale è una cosa gravissima e mi auguro che qualcuno più in alto intervenga e metta fine a questo scempio», lo spettro di un commissariamento che inizia ad aleggiare con sempre maggior insistenza sul litigiosissimo partito marchigiano. E c’è chi lo vede come una benedizione. Nel 2022, tuttavia, il commissariamento a guida Losacco servì solo al Losacco medesimo per essere rieletto in Parlamento, piazzandosi in un posto blindato nelle Marche. Considerando che le elezioni politiche sono di nuovo alle porte, la storia è pronta a ripetersi.

Troppi galli a cantare

Ma la lista dei marchigiani aspiranti onorevoli in quota dem è già molto lunga senza bisogno di aggiungere catapultati da Roma. E proprio le liste dei candidati sono la ragione dello scontro interno che ha spaccato il Pd (quasi) a metà.

La frangia pesarese, capitanata dalla triade Ricci-Morani-Ceriscioli, vuole riportare a casa la golden share del partito, sfuggita di mano dopo “l’alto tradimento” della segretaria Bomprezzi, che si è emancipata dalla loro egida avvicinandosi sempre di più all’imperituro Comi. «Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost», il leitmotiv (mutuato dalla serie Gomorra) del gruppo pesarese che non ci pensa proprio a lasciare che sia Bomprezzi a dare la carte per le Politiche.

Ma nell’altra metà campo c’è una altrettanto agguerrita maggioranza del partito (che però ha perso più pezzi di quanti ne abbia acquistati) guidata dal tolentinate Comi e arroccata a difesa della mazziera di Senigallia. Schieramenti contrapposti a geometrie variabili che si muovono a seconda di interessi più personali che di partito. All’assemblea regionale di ieri ci è mancato poco che volassero le sedie, dimostrazione plastica della frattura. In una regione che si prepara alla tornata delle Amministrative di primavera, con città al voto come Macerata, Fermo, Senigallia e San Benedetto, non è un bel biglietto da visita. Eufemismo.




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