Veneto

Spunta il volto di Meloni in un affresco restaurato a Roma: lei ironizza e il Mic indaga

(Adnkronos) – La notizia del presunto volto di Giorgia Meloni, spuntato nella centralissima basilica romana di San Lorenzo in Lucina, finisce al centro della scena. La raffigurazione, che sarebbe frutto di un audace colpo di pennello di un restauratore, che ritoccando il volto di un cherubino ‘omaggia’ la presidente del Consiglio, agita le opposizioni. Non basta l’ironia della stessa Meloni (“non mi sento affatto un angelo”, scrive sui social) a impedire la richiesta di chiarimenti di Pd, M5s e Avs. Il patrimonio culturale italiano non può essere piegato a letture improprie né tantomeno trasformato attraverso operazioni che ne compromettano l’autenticità e il valore storico”, avverte la democratica Irene Manzi, capogruppo di commissione Cultura della Camera.  Si dice poi interdetta la pentastellata Alessandra Maiorino: “Se la notizia corrisponde al vero, allora è necessario che la Soprintendenza e il ministero della Cultura facciano chiarezza su ogni responsabilità”. “Se tutto fosse confermato ci troveremmo davanti a un gigante e inaccettabile esempio di culto della personalità, come non se ne vedeva dai tempi del fascismo”, attacca Filiberto Zaratti di Avs. Replica alle opposizioni il senatore meloniano Matteo Gelmetti, che parla di “ennesimo caso di indignazione selettiva, dove l’arte diventa improvvisamente uno scandalo solo quando non piace a qualcuno”. “Stupisce che una raffigurazione simbolica venga trasformata in un caso politico, come se l’Italia non avesse questioni ben più concrete da affrontare”, aggiunge.  
Il vicariato intanto mette le mani avanti assicurando di essere all’oscuro della vicenda: “La modifica del volto del cherubino è stata un’iniziativa del decoratore non comunicata agli organismi competenti”. Il diretto interessato, Bruno Valentinetti, autore dell’intervento fatto sull’affresco, frena: “Chi lo dice che è Giorgia Meloni? Ditemi chi dice che le assomiglia?”, ribatte, ricordando come anche il parroco non lo ha detto. “Per questo volto ho fatto un restauro e ho restaurato quello che c’era prima, 25 anni fa”, precisa.  Da parte sua il ministero fa sapere che da lunedì inizieranno gli accertamenti. “Su indicazione del ministro Giuli, verificheremo la prossima settimana le carte per capire cosa è successo e se vi siano delle responsabilità”, sono le parole della soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, che già oggi si è recata in Basilica per un sopralluogo.  Sui social intanto è boom di commenti. Nel frattempo la notizia diviene argomento di discussione anche per gli addetti ai lavori, tra storici e critici d’arte. Qualcuno ricorda come nel Rinascimento era prassi inserire qua e là volti dell’epoca -di committenti e potenti del tempo- papi, nobili. Gli stessi artisti, a partire da Michelangelo e Raffaello, spesso si ritraevano, come fece il Buonarroti nella Cappella Sistina.  Ma il paragone con oggi, per un big della storia dell’arte come Flavio Caroli non regge affatto. “A quei tempi l’arte era una piramide, con al vertice Michelangelo e i grandi artigiani fiorentini alla base, ora è una grande pianura… e c’è una cronaca sempre più pianeggiante…”. “Io non voglio giudicare -aggiunge con riferimento all’angelo ‘ritoccato’ di San Lorenzo- perché amo la grande storia, non amo la cronaca troppo ravvicinata…”. “L’arte si deve distaccare dalla contingenza”, è il suo messaggio. 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


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