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Il bimbo di Belluno invitato alla cerimonia dei Giochi. La mamma: “Un film dell’orrore con lieto fine”


Una brutta storia non dura per sempre. E una telefonata può cambiare il finale: «Quello che è successo al mio bimbo sembrava un orrendo film, per fortuna ha avuto un lieto fine». Vera, che ha visto suo figlio Riccardo di 11 anni tornare a casa con le labbra viola, i vestiti bagnati, tremante dopo aver camminato per chilometri e chilometri nella neve con temperatura sotto zero perché un conducente di un pullman della linea tra Calalzo e Cortina d’Ampezzo lo aveva fatto scendere, sorride mentre parla al telefono. Ha la voce allegra. È finalmente serena dopo giorni un po’ agitati. Troppe emozioni: preoccupazione “non sa che ansia non vederlo arrivare”, indignazione, collera, richiesta di chiarimenti. Ora una piccola gioia.

Da lunedì scorso riceve chiamate, messaggi, deve attaccare e richiamare, telefonano amici, parenti. E Malagò. «Ho pensato a uno scherzo, non ci credevo. Mi ha chiamata lui, ci ha invitato alla cerimonia di Milano Cortina, io ero incredula. Ci ha detto che Riccardo potrà avere un ruolo».

La proposta e la telefonata

Una scintilla, un’idea, una proposta e storia e umore cambiano. «Riccardo mi ha detto: mamma stai scherzando? Poi ha iniziato a urlare di gioia, a saltare, e ovviamente a discutere con la sorella che è un po’ invidiosa. È veramente al settimo cielo. È incredibile come questa storia orrenda si sia ribaltata».

L’ex presidente del Coni, numero uno della fondazione che organizza i Giochi invernali, ha pensato che quel bambino arrivato in ipotermia a casa doveva avere un piccolo risarcimento, gli ha voluto regalare un’emozione. Voleva fargli dimenticare il freddo, la paura, i sei chilometri nella neve da solo, una brutta storia che deve subito essere cancellata dalla memoria. Chiodo scaccia chiodo, un invito prende il posto del biglietto sbagliato.

Riccardo avrà un piccolo ruolo alla cerimonia, ma ci sarà, sarà protagonista: «Non ci hanno detto — spiega mamma Vera — cosa dovrà fare, ce lo comunicheranno entro mercoledì, ma lui è uno sciatore, magari farà la mascotte, ma sarà comunque felice. Ora stiamo preparando i documenti per i pass, andremo tutti insieme a Cortina. In macchina, non in pullman, sarebbe il colmo».

L’autista e le scuse

L’altro protagonista della storia, l’autista del mezzo, non ha avuto un lieto fine. Oggi Salvatore Russotto è disperato, a distanza di giorni si è reso conto di quanto sbagliato fosse il suo gesto, la scelta folle di far scendere Riccardo, di lasciare solo un bambino così piccolo e così lontano da casa perché aveva un carnet di biglietti da 2,50 euro, mentre in questo periodo sono aumentati a 10 proprio per le Olimpiadi. Dicendogli di pagare o scendere: «Mi fa male il cuore, mi rendo conto di aver sbagliato. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto, non posso immaginarlo in giro con la neve. L’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni, non sapevo che dovessero salire comunque. Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci dormo più». Ricostruisce quella giornata iniziata con una discussione e con accuse razziste che lo avevano reso poco lucido: «Un passeggero mi aveva accusato di essere in ritardo, c’era tanta neve e molto traffico. Lui mi continuava a ripetere: “I Borboni vengono qua e fanno quello che vogliono” perché ha sentito l’accento meridionale. Avevo le gambe che tremavano, non ce la facevo più. Ma per quanto accaduto, accetterò tutte le conseguenze». Per ora è sospeso, poi l’azienda deciderà dopo l’inchiesta interna.

I costi del biglietto

Intanto ha deciso di tornare indietro sul prezzo del biglietto: per quella tratta non si pagheranno più i 10 euro imposti per le Olimpiadi, il tagliando costerà 2.50, come quello che lunedì scorso aveva Riccardo. Che ha pagato troppo quella differenza di prezzo.


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