>ANSA-FOCUS/Difesa e sovranità Ue, la ricetta anti-populista del Ppe – Altre news
(dell’inviato Michele Esposito)
Da un lato Donald Trump,
dall’altro Russia e Cina. In mezzo, la costante crescita dei
populisti. Al vertice dei Popolari a Zagabria il menù iniziale
non è stato dei più promettenti. Una ventina di leader si sono
incontrati nella capitale croata per tirare fila sulle priorità
da seguire da qui ad almeno i prossimi 12 mesi. Il senso di
emergenza è stato subito evidente a tutti. Ed è stato messo nero
su bianco nel documento redatto alla fine della due giorni. “Il
mondo di oggi è più ostile, l’Europa fatica a dimostrare la
propria sovranità”, è la premessa del testo, che individua
quattro obiettivi di massima: la difesa comune, la
competitività, la sfida demografica, la lotta all’immigrazione
irregolare.
Il ‘ritiro” dei leader del Ppe è una consuetudine introdotta
dal presidente (del partito e del gruppo) Manfred Weber, con
l’obiettivo di portare l’agenda programmatica fuori dalle mura
delle istituzioni comunitarie. L’Ue, è stata la riflessione
emersa negli incontri, così come l’abbiamo conosciuta rischia di
disgregarsi e di capitolare di fronte al prossimo ciclo di
allargamento. “Servono soluzioni concrete e obiettivi di
visione”, è il mantra sul quale i leader del Ppe si sono trovati
tutti concordi. Il partito esprime 13 capi di Stato e di governo
al Consiglio europeo. A Zagabria, tra gli altri, c’erano
Friedrich Merz, Donald Tusk, Kyriakos Mitsotakis, il presidente
cipriota Nikos Chrostodoulides, il padrone di casa Andrej
Plenkovic. Per l’Italia c’era il vice premier e ministro degli
Esteri Antonio Tajani, per la Spagna il leader del Pp Alberto
Nunez Feijoo. Per le istituzioni europee Ursula von der Leyen e
Roberta Metsola. Peter Magyar, prossimo sfidante di Viktor Orban
a Budapest, non si è presentato, forse per non alimentare
speculazioni nel suo Paese, già in campagna elettorale.
Il momento clou è stata la cena informale di venerdì sera,
quando si è discusso, con pochi fronzoli, dell’Europa che verrà.
E a venir fuori è stata un’idea: approfondire quell’articolo
42.7 dei Trattati che, sancendo la mutua difesa, costituisce
quello che è per la Nato l’articolo 5. Solo che nell’Alleanza,
oggi, c’è un alleato di cui non ci si può più fidare: Donald
Trump. “Le relazioni Ue-Usa hanno subito una svolta
considerevole. Più che mai, dobbiamo impegnarci a fondo per
costruire una difesa europea più forte entro il 2030”, recita il
documento. La base su cui lavorare è, appunto, l’articolo 42.7.
L’esempio potenzialmente da seguire, la Coalizione dei
Volenterosi costituita per le garanzie di sicurezza all’Ucraina.
L’Europa, è il concetto circolato al tavolo del Ppe, non può più
permettersi stalli. E se una modifica dei Trattati è stata
esclusa, bisogna andare avanti su strade alternative. Su una
cooperazione rafforzata che, sulla difesa come sulla
competitività, non abbia paura di lasciare qualcuno indietro.
Non si tratta di un novità assoluta. Al Consiglio europeo di
dicembre, ad esempio, il prestito per Kiev è stato approvato
senza l’ok di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Le partole
d’ordine devono essere rapidità e concretezza. “Ai Socialisti
chiedo di dare risposte”, è stato il monito con cui Weber ha
ancora una volta riassunto la distanza tra questo Ppe e il
gruppo S&D.
“Da Zagabria è arrivato un messaggio forte, l’Europa dovrà
essere protagonista”, ha sottolinea Tajani, in perfetta linea –
dal superamento dell’unanimità all’urgenza di competitività e
semplificazione – con il presidente del Ppe. Al documento finale
è stato aggiunto un annex, tutto incentrato sulla sfida
demografica, tema caro non solo al croato Plenkovic ma anche a
Fi. Sullo sfondo, non solo le elezioni di aprile in Ungheria ma
anche quelle in Francia, Spagna, Polonia e Italia del 2027, vero
e proprio anno-crocevia del futuro europeo. “L’ascesa del
populismo di destra e di sinistra – è l’avvertimento scritto in
calce nel documento di Zagabria – sottolinea la necessità di
continuare a mantenere le promesse fatte ai nostri cittadini”.
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