Muore dopo che il figlio stacca i macchinari, ass. Coscioni: “A Bari tante chiamate per suicidio assistito”
“Di chi sono i nostri giorni?”. Questo è il dilemma struggente e necessario, manifesto de “La Grazia”, l’ultima opera cinematografica di Paolo Sorrentino, che riapre il dibattito sul fine vita in Italia. Una frase incisiva che rappresenta il buio limbo etico in cui si ritrovano a brancolare tantissime persone affette da patologie croniche e in fase terminale, così come, spesso, i loro familiari. La citazione simbolo del regista partenopeo risuona ancor di più a fronte dell’ultimo caso di cronaca avvenuto a Bari lo scorso 15 dicembre, che ha visto l’arresto di un 47enne, ora ai domiciliari per il tentato omicidio dell’anziana madre malata oncologica. L’uomo, unico convivente della donna, avrebbe staccato tutti gli ausili e le apparecchiature sanitarie che la tenevano in vita. Quando il personale medico è arrivato a casa della madre per soccorrerla suo figlio avrebbe detto di preferire “rimettersi alla volontà di Dio”. La 76enne era allettata da tempo a causa della sua grave patologia ed è morta ieri, 30 gennaio, all’ospedale Di Venere, dove era ormai ricoverata da più di un mese.
Un decesso che fa riflettere, complicando ulteriormente la posizione del 47enne, e facendo emergere ancora una volta quanto sia labile il confine tra il diritto alle cure dignitose e l’accanimento terapeutico. Una morte dolorosa che rivela come il dramma della malattia rappresenti in alcuni casi un macigno psicologico, sociale ed emotivo sfiancante, troppo pesante da sopportare per i parenti dei pazienti.
L’accaduto divide l’opinione pubblica, facendo intervenire sul tema la Cellula di Bari Luca Coscioni, che da anni combatte per informare i cittadini in merito ai criteri d’accesso al suicidio medicalmente assistito, consentito in Italia dal 2019 solo in determinate situazioni, e alla possibilità di redigere per se stessi un testamento biologico, regolato dalla Legge 22 dicembre 2017, che consente di indicare le proprie volontà su trattamenti sanitari in situazioni di fine vita, incluso il rifiuto di accanimento terapeutico. Ecco la nostra intervista a Nino Sisto, coordinatore del gruppo provinciale dell’associazione fondata dall’attivista Marco Cappato.

