Raccontare Cutro un dovere civile: l’intenso documentario di Angelo Resta

Un’opera necessaria, di memoria e dignità. Per continuare a raccontare la strage di Steccato di Cutro (per la quale ieri c’è stata la prima udienza al Tribunale di Crotone), ed i giorni successivi, senza filtri, omissioni, senza edulcorare nulla. «Perché poi le narrazioni vengono cambiate nel corso del tempo – spiega Bruno Palermo – si posa la polvere sulle foto, qualcuno cancella dalla memoria alcuni ricordi». È la ragione che ha spinto il regista Angelo Resta, i giornalisti Bruno Palermo e Vincenzo Montalcini e l’attore Francesco Pupa a scrivere e girare il docu «Cutro 94… and more», proiettato in anteprima a Crotone.
La strage e la memoria
Un’opera che non fa sconti, allo spettatore ed alle coscienze, e mostra la crudezza di quanto accaduto all’alba del 26 febbraio 2023, quando il caicco «Summer love» si sfasciò su una secca a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro, provocando la morte di 94 persone (35 minori) ed un numero mai precisato di dispersi. Racconta la ferita di una comunità che, anche quando lasciata sola, ha adottato superstiti e familiari, e urlato «giustizia» al presidente della Repubblica Sergio Mattarella venuto a rendere omaggio alla camera ardente.
E non fa sconti a chi gli autori ritengono abbia precise responsabilità politiche sull’accaduto, prima nell’approccio alla gestione del fenomeno migratorio, poi nella gestione delle ore e dei giorni successivi. Perché quella barca fu vista e non fu soccorsa, e se è vero che «le responsabilità giudiziarie si discutono in Tribunale», è altrettanto vero che «di quelle politiche si dovrebbe rispondere ai cittadini», prosegue Palermo.
Le voci e il linguaggio
Infine, il docu racconta ciò che resta, la speranza, affidata alla reazione della città ed all’impegno dei giovani. Una narrazione pulita, senza fronzoli, affidata alle parole di chi quei giorni li ha vissuti in prima persona, e rafforzata dal contributo di Emanuele Fadda, docente di filosofia e teoria dei linguaggi all’UniCal: una lezione sull’uso delle parole, e sul peso che hanno nella costruzione di narrazioni più o meno veritiere.
Un progetto senza filtri
«Abbiamo deciso di raccontare questa storia senza vincoli – aggiunge Angelo Resta – con la nostra visione, il nostro sentimento. Dal punto di vista tecnico ci siamo affidati alla narrazione dei telefonini, quella veloce, quella dei social, quella un po’ sporca. Però è una narrazione senza filtri, che prende allo stomaco prima che al cervello».
«Sprecare il dolore è un peccato grande – gli fa eco Vincenzo Montalcini – e noi stiamo cercando di trasformarlo in qualcosa d’altro, in un esercizio di memoria. L’incasso della prima proiezione andrà alla Mensa solidale di Padre Pio, ma servirà anche a realizzare la lapide per la tomba di “Alì”, il cui vero nome è Mohammad Sina Hoseyni, piccolissima vittima della strage sepolta nel cimitero di Crotone».
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