Stranezze di città, in quella casetta rossa di via Ostiense 144…
Ieri sera ho attivato la sveglia alle sei, anche se tutti i giorni apro gli occhi alle cinque, per andare in edicola a comprare Il Corriere della Sera cartaceo.
Con il quotidiano c’è in omaggio l’inserto “Novant’anni di copertine visionarie de La Domenica del Corriere”.
Sinceramente ho avuto un dubbio nel mettere la sveglia, ho pensato ai pochissimi quotidiani che si acquistano ed alla mia alzataccia per andare presto in edicola. Questa mattina, come sempre, mi sono svegliato alle cinque e quindi ho disattivato la sveglia prefissata per le sei. Alle sette sono uscito e sono andato verso l’edicola a via F. Tovaglieri ma l’ho trovata con le serrande chiuse. Pioveva a dirotto ma a piedi mi sono incamminato verso l’altra edicola che è ubicata in via Davide Campari.
Ho chiesto al giornalaio solo l’inserto de “La Domenica del Corriere” e non il quotidiano, non ho ricevuto nulla salvo lo sguardo disorientato del mio interlocutore. Ho riavvolto il nastro e ho rinnovato la richiesta de Il Corriere della Sera con l’inserto dei “Novant’anni di copertine visionarie de La Domenica del Corriere”.
L’edicolante mi ha consegnato il tutto, mi ha sorriso e mi ha detto “lei mi ricorda i tempi in cui i giornali andavano a ruba, sono aperto da due ore e sono al terzo cliente che acquista un quotidiano, il primo che chiede il Corriere della Sera con il suo inserto”.
Avevo il desiderio di rivivere il mio innamoramento da bambino per la “Domenica del Corriere”, volevo risentire quell’odore particolare che emanava la carta di giornale rilegata e riposta nel salotto romano di una famiglia milanese in via Ostiense 144. Ricordare ancora quella piccola palazzina rossa con il suo piccolo portone d’ingresso marrone.
Luigi e Irene erano i padroni di casa. Due anziani signori dall’eleganza sobria e antica che custodivano un tesoro che ai miei occhi di bambino appariva infinito, le annate rilegate della ”Domenica del Corriere”.
Luigi e Irene mi hanno dato la possibilità di sfogliare quelle pagine, non per leggere ma per guardare le illustrazioni di Walter Molino.
Rammento quelle copertine illustrate che mettevano in scena drammi, celebravano matrimoni regali, catastrofi naturali, ed io restavo con il fiato sospeso per le prime navicelle spaziali che sfidavano la gravità.
La ”Domenica del Corriere”, in formato lenzuolo, non era solo una rivista, era il cinema di chi non aveva la TV e il libro di storia di chi voleva capire il mondo attraverso le immagini.
Intorno al 1960 le abitudini sociali erano ancora molto radicate nel territorio, si riceveva in casa o si andava a casa di amici o parenti.
Era un modo per consolidare i legami, bastava il desiderio di stare insieme.
I ristoranti erano un lusso e i centri commerciali non esistevano.
La televisione era presente in poche case.
In quegli incontri di poche ore gli adulti discutevano di politica, lavoro o gestione della casa davanti ad un dolce fatto in casa o un caffè.
I bambini, che erano sempre con i genitori, finivano a giocare nelle camere da letto o nei corridoi, creando amicizie che spesso duravano decenni.
Un po di storia per i più giovani
La “Domenica del Corriere” è nata l’8 gennaio 1899 a Milano, dall’idea di Luigi Albertini che decise di creare un settimanale popolare che costasse poco e che puntasse tutto sull’impatto visivo.
Per quasi cinquant’anni, fino al 1945, le illustrazioni a tutta pagina sono state di Achille Beltrame, con i suoi disegni vividi, quasi fotografici ma carichi di pathos. Achille Beltrame rendeva “reali” eventi lontani, dalle guerre ai fatti di cronaca nera, per un’Italia che era ancora in gran parte analfabeta.
Negli anni intorno al 1950 e al 1960, l’Italia del ”boom economico”, il testimone passò a Walter Molino che aveva uno stile più dinamico, quasi cinematografico.
In quegli anni la “Domenica del Corriere” raggiunse tirature mostruose, oltre un milione di copie.
Non era solo cronaca, c’erano rubriche di posta, consigli domestici, novelle e i primi accenni al gossip dei divi del cinema.
Con l’arrivo della televisione e dei rotocalchi fotografici il fascino dei disegni iniziò a sbiadire.
Negli anni intorno al 1970 e al 1980 la “Domenica del Corriere” tentò diverse trasformazioni, diventando più simile a un settimanale d’attualità moderno.
La chiusura definitiva avvenne nel 1989, quando fu assorbita dal supplemento del venerdì del Corriere, l’attuale” Sette”.
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