le famiglie sfollate tornano a casa
Dopo mesi di attesa e paura, arriva un primo, importante segnale di ritorno alla normalità nel cuore dei Fori Imperiali. Il sindaco Gualtieri ha modificato l’ordinanza restrittiva che era stata emessa dopo il drammatico cedimento di una parte della Torre dei Conti.
Riaprendo così gli edifici dichiarati inagibili dopo il crollo, un passaggio cruciale per la stabilizzazione dell’area, anche se il cantiere resta lì, visibile, a ricordare il cedimento di tre mesi fa e la tragedia che lo ha accompagnato.
La messa in sicurezza della struttura consente ora ai residenti di tornare nelle proprie case e alle attività di rialzare le serrande.
Un rientro graduale, regolato da precise misure di sicurezza, che segna la fine di un lungo periodo di evacuazioni forzate e soluzioni abitative temporanee.
Nel dettaglio, il piano di rientro prevede che gli abitanti del condominio di via Tor de’ Conti 35 possano nuovamente accedere ai loro appartamenti attraverso un percorso protetto, con ingresso principale da via Madonna dei Monti.
Tornano operative anche diverse attività commerciali: via libera alla riapertura dei locali ai civici 110 e 112 di via Madonna dei Monti, ai numeri 32, 33 e 34 di via Tor de’ Conti e ai civici 1 e 2 di Largo Corrado Ricci.
Con il ripristino dell’agibilità, si chiude anche il capitolo dell’assistenza straordinaria: il Comune di Roma ha infatti disposto la cessazione dei contributi per l’alloggio e delle sistemazioni in albergo finora garantite alle famiglie evacuate.
La prudenza, però, resta alta. Rimangono interdette le aree classificate a “maggiore tutela”, quelle più vicine al perimetro di consolidamento della Torre, dove proseguono le verifiche tecniche e i lavori strutturali. Qui il divieto di accesso, transito e sosta resta assoluto.
In mezzo a una normalità che lentamente prova a ricomporsi, il pensiero della comunità continua ad andare a Octay Stroici, l’operaio che ha perso la vita nel crollo.
Il suo nome resta legato per sempre a questo angolo di città, dove fiori e messaggi lasciati accanto alle transenne raccontano un dolore che Roma non ha dimenticato.
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