L’Arezzo non si smarrisce nella sofferenza. A Guidonia serata opaca e pareggio prezioso

Quello di Guidonia è un pareggio da incartare e riporre nel cassetto con un sospiro di sollievo, perché rientra nel ristretto gruppo di partite in cui l’Arezzo è andato più vicino a perderle che a vincerle. Non capita spesso in questa fase della stagione e quindi il punto assume un peso specifico non banale, anche perché il Ravenna resta a -7 e l’Ascoli, che ha battuto il Livorno, è ancora a -10.
PUNTO D’ORO – La prestazione è stata battagliera ma poco ispirata, soprattutto dalla metà campo in su. L’Arezzo ha faticato a dare continuità alla manovra, è stato farraginoso, prevedibile, sterile negli ultimi trenta metri. Merito anche del Guidonia, squadra organizzata, aggressiva, capace di sporcare ritmo e idee con una pressione costante e un’appiccicosità che ha tolto respiro agli amaranto. In partite del genere, sul sintetico e contro avversari di questo tipo, basta poco per scivolare. Alla fine il pari va benissimo.
PORTA INVIOLATA – Il dato più confortante arriva dalla fase difensiva, considerando il reparto in emergenza e adattato strada facendo. Venturi è il simbolo della serata: secondo rigore parato consecutivo, 420 minuti di imbattibilità e la certezza che quell’intervento su Bernardotto abbia evitato guai peggiori. Davanti a lui, Chiosa e Coppolaro hanno tenuto botta con personalità e mestiere, accettando una partita fatta di duelli all’arma bianca. Male Tito sul piede debole, poco propositivi i centrocampisti. In attacco Tavernelli, Ravasio e Pattarello sono rimasti ai margini del match.
AVANTI COSI’ – In conclusione, lo 0-0 racconta una gara complicata ma anche la capacità di soffrire, restare in piedi quando non è serata e portare a casa il risultato. Un ostacolo è alle spalle, la meta è un po’ più vicina. In questo momento della stagione, va benissimo così.
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