Viaggi e turismo

Le Azzorre spettacolari dell’Isola di Pico

Delle nove isole che compongono l’arcipelago delle Azzorre, affiorate nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, l’isola di Pico sembra essere stata designata per farsi notare. A renderla immediatamente riconoscibile è il vulcano che le dà il nome: con i suoi 2.351 metri di altitudine, il monte Pico, è il punto più alto di tutto il Portogallo. Una presenza che domina il paesaggio ed è visibile da quasi ogni angolo dell’isola, a meno che le nuvole non si divertano a nasconderne il profilo. C’è chi questa montagna la osserva dal basso e chi, come gli escursionisti più allenati, ne pianifica la salita. L’escursione al Pico è possibile in ogni stagione, anche in inverno, quando la neve può fare capolino e rendere lo scenario inatteso e suggestivo. Seconda isola delle Azzorre per estensione, Pico è una destinazione interessante tutto l’anno: oltre all’escursionismo, si distingue per il suo paesaggio vitivinicolo, testimone di una cultura unica, e per attività come il whale watching, l’avvistamento dei cetacei. L’isola si raggiunge in aereo da Lisbona, con scalo a Ponta Delgada, l’aeroporto principale dell’arcipelago.

Museo del vino Pico. © Erika Scafuro

La salita al monte

Gambe allenate e buon equipaggiamento sono indispensabili per affrontare la salita al Pico, l’unica montagna delle Azzorre ad ospitare un habitat alpino. L’escursione – impegnativa e straordinaria allo stesso tempo, richiede dalle sei alle otto ore complessive di cammino e si può fare accompagnati da una guida esperta, se si pianifica di farla in autonomia è invece necessaria la registrazione alla Casa della Montagna e l’obbligo di utilizzare un dispositivo GPS. Giunti in cima la fatica si dissolve davanti all’orizzonte che si apre sull’Atlantico e sui profili delle vicine isole Faial e São Jorge che, insieme a Pico, formano il cosiddetto “triangolo” delle Azzorre. Una prospettiva magica specie all’alba e al tramonto.

L’esperienza del whale watching

Una volta ridiscesi, l’isola invita a volgere lo sguardo ad un altro protagonista, l’oceano. Le sue acque, agli inizi del XIX secolo, sono state lo scenario della caccia alle balene che ha segnato l’economia e la cultura di Pico, rappresentando una fonte di sostentamento per l’intera comunità. Durante le rotte migratorie delle balene, dalle vigias, le strutture di avvistamento poste in punti strategici lungo la costa, partiva il segnale di chi le vedeva transitare e contadini, allevatori e uomini intenti in altri lavori, abbandonavano tutto all’improvviso per correre verso il porto di Lajes do Pico per preparare le imbarcazioni e sfidare l’Atlantico alla ricerca dei giganti del mare. Di quel passato oggi rimane traccia nei musei dell’isola, come quello dei Balenieri, ospitato nelle rimesse originali delle barche da caccia del XIX secolo a Lajes do Pico; lo spazio raccoglie strumenti, oggetti, e custodisce le storie di chi ha vissuto quell’epoca. Grazie all’introduzione del divieto di caccia dalla metà degli anni Ottanta, le balene sono oggi protagoniste di una storia diversa, che racconta l’evoluzione dell’isola di Pico e il cambiamento del suo rapporto con l’oceano. Le Azzorre uno dei più grandi santuari di cetacei al mondo e con l’attività di whale watching, è possibile avvistare tutto l’anno balene, capodogli, delfini, che attraversano le rotte dell’Atlantico.

La cittadina di Lajes do Pico. © Erika Scafuro

La cultura vitivinicola

Un altro elemento che rende Pico una destinazione unica è lo scenario che si apre alle pendici della montagna, nella parte occidentale dell’isola a Criação Velha. Qui il paesaggio – dal 2004 Patrimonio dell’Umanità UNESCO – è disegnato da un reticolo di muretti a secco in pietra basaltica, costruiti dall’uomo per proteggere dal vento e dalla salsedine i currais, ossia i piccoli appezzamenti di terra lavica nera in cui crescono i filari di vite. Un tipo di viticoltura, introdotta nel XV secolo, che continua ancora oggi grazie al lavoro dei viticoltori locali, produttori di vini rossi e bianchi, di cui spicca il particolarmente apprezzato verdelho. Per approfondire questa cultura, la Cooperativa Vinicola ad Areia Larga, fondata nel 1949, organizza tour e degustazioni, mentre il Museo del Vino, ospitato in un antico convento carmelitano nei pressi di Madalena, racconta il profondo legame fra l’isola e la sua produzione vitivinicola. Per un’immersione totale in questo paesaggio dominato dai filari di vite, è possibile soggiornare al boutique hotel Pico Vineyards, riservato esclusivamente ad ospiti adulti, perfettamente integrato con l’estetica dei currais. Altrettanto suggestiva, e in armonia con il territorio, è Lavahomes, una struttura ricettiva che si trova sulla costa orientale dell’isola.

I currais di Pico Pico. © Erika Scafuro

Sapori e cucina locale

La scoperta di Pico passa anche dalla tavola. I sapori della cucina tradizionale dell’arcipelago si esprimono in piatti tipici come il celebre polpo in umido e l’alcatra, lo stufato di manzo, a completare le prelibatezze gastronomiche c’è il formaggio DOP dell’isola di São Jorge. Tra gli indirizzi in cui assaporare la cucina locale, ci sono Tasca O Petisca e Casa da Feijoca. Particolarmente singolare è il Cella Bar, affacciato sull’oceano: la sua architettura, che richiama la coda di una balena, un barile di vino o ancora un’imbarcazione, nel 2016 ha vinto il premio Building of the Year. Una location perfetta da frequentare al tramonto, quando anche i colori del cielo rendono speciale quest’isola.


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