Società

ASACOM e inclusione scolastica: cosa chiedono educatori e pedagogisti. I dati di un sondaggio nazionale

Di Alessandro Prisciandaro Pedagogista presidente nazionale APEI – La riforma della figura dell’Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione (ASACOM), attualmente all’esame della Camera dei deputati, continua a suscitare un ampio dibattito nel mondo della scuola.

Per comprenderne l’impatto concreto, APEI (Associazione Pedagogisti Educatori Italiani) ha promosso un sondaggio nazionale rivolto agli operatori che lavorano nei servizi di inclusione scolastica.

Hanno risposto 224 educatori e pedagogisti, impegnati quotidianamente nelle scuole di ogni ordine e grado. I dati restituiscono un quadro chiaro: forte preoccupazione per la chiarezza dei ruoli, per i requisiti di accesso e per le condizioni contrattuali.

Riconoscimento professionale: un giudizio critico

Alla domanda se la legge ASACOM migliori il riconoscimento della professionalità educativa a scuola, oltre il 91% dei rispondenti risponde per nulla o poco. Il dato
segnala una distanza significativa tra l’impianto normativo e la percezione di chi opera nei contesti scolastici.

Analogo il giudizio sulla chiarezza della norma: circa il 92% ritiene che il testo produca abbastanza o molta confusione sui titoli di accesso e sulle competenze richieste. Una criticità che, secondo molti rispondenti, rischia di ripercuotersi sull’organizzazione del servizio e sulla continuità degli interventi educativi.

Il nodo dei titoli di accesso

Uno dei temi più ricorrenti riguarda il titolo di studio. Per l’82% del campione è necessario che la legge indichi in modo esplicito la laurea L-19 in Scienze dell’Educazione (e, per una parte consistente, anche la LM-85) come riferimento strutturale per l’accesso alla funzione svolta a scuola.

La motivazione è legata alla natura del lavoro: l’attività ASACOM, nella pratica quotidiana, non si limita all’assistenza, ma comprende osservazione educativa, progettazione, lavoro sulle autonomie e collaborazione con il team scolastico. Molti segnalano il rischio di equiparare percorsi universitari strutturati a corsi brevi
regionali, con effetti di svalutazione del titolo e di abbassamento degli standard qualitativi.

Continuità educativa e precarietà lavorativa

Un altro dato significativo riguarda le condizioni di lavoro. Circa il 90% dei rispondenti ritiene che il legislatore non abbia considerato adeguatamente l’impatto
della riforma sulla stabilità occupazionale.

Le criticità segnalate sono note alle scuole:

  • contratti legati alla presenza dell’alunno;
  • sospensioni della retribuzione in caso di assenze o chiusure scolastiche;
  • frammentazione dell’orario su più istituti;
  • forte dipendenza dal sistema degli appalti.

Secondo molti operatori, queste condizioni incidono direttamente sulla continuità educativa, elemento essenziale nei percorsi di inclusione degli alunni con disabilità.

Concorsi pubblici e organizzazione del servizio

Tra le proposte più frequenti emerge la richiesta di superare il sistema degli appalti e di prevedere l’accesso al servizio tramite concorsi pubblici, con graduatorie basate su titoli e servizio. L’obiettivo dichiarato non è solo migliorare le condizioni contrattuali, ma garantire maggiore stabilità organizzativa alle scuole e una responsabilità professionale più chiara.

Sul tema della transizione, le risposte mostrano una posizione articolata: tutela per chi già opera da anni nel settore, ma con deroghe limitate nel tempo. A regime, l’accesso dovrebbe avvenire attraverso titoli coerenti con la funzione educativa svolta.

Una questione che riguarda l’intero sistema scolastico

Il sondaggio restituisce un messaggio univoco: la riforma ASACOM non può limitarsi a riordinare una figura, ma deve chiarire che tipo di intervento educativo la scuola intende garantire. Ruoli definiti, titoli adeguati e condizioni di lavoro stabili non sono solo una rivendicazione sindacale, ma una condizione per la qualità
dell’inclusione scolastica.

Il confronto parlamentare rappresenta quindi un passaggio decisivo: da esso dipenderà se la normativa saprà rafforzare l’organizzazione dei servizi nelle scuole o se rischierà di aumentare incertezza e frammentazione in un ambito già complesso.


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