La riforma non risolve nessuno dei problemi della giustizia
“La riforma, alla quale io personalmente sono contrario, non risolve nessuno dei problemi della giustizia. E soprattutto non risolve quello che è il principale problema: la lunghezza dei tempi del processo. Anche una decisione o un’iniziativa sbagliata, se è contenuta in 3 o 4 mesi è una cosa superabile. Se un processo dura 12 anni segna indelebilmente un’intera esistenza”. È quanto afferma il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Inevitabile, in una giornata come questa, il riferimento è alla riforma della giustizia oggetto del referendum del 22 e 23 marzo.
“Siccome noi abbiamo sempre stabilito un collegamento tra i tempi del processo e le risorse disponibili, – ha aggiunto Borrelli – negli ultimi anni abbiamo avuto una dimostrazione perché gli stanziamenti fatti per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr hanno determinato un crollo verticale delle pendenze, nel civile e nel penale. Tra sei mesi, una parte di queste risorse verranno sottratte. Trovo che francamente sia una cosa inconcepibile che un Paese, uno Stato non investa sul diritto dei cittadini a un processo giusto e rapido. Speriamo che ci sia, sotto questo profilo, un ripensamento”.
A proposito dello scontro tra la politica e la magistratura, il procuratore di Reggio Calabria crede “che ci possano essere delle concezioni che si contrappongano legittimamente. Però, francamente, mi pare strano che i fautori del pensiero liberale, dove il liberalismo è chiaramente fondato non solo sulla tripartizione, ma anche sul bilanciamento dei poteri, non si rendano conto dell’incidenza che ha sul bilanciamento dei poteri un organo di autogoverno che viene estratto a sorte. Bisogna pensare a quanto potrebbe incidere, sulla forza del potere legislativo, un Parlamento estratto a sorte tra tutti i cittadini. Al di là di quelli che sono i dettagli tecnici, credo che la riforma incida, indirettamente e profondamente, sull’indipendenza dell’intero potere giudiziario e sulla sua capacità non di contrapporsi ma di bilanciare gli altri poteri dello Stato, com’è normale che avvenga in una democrazia liberale. E come il nostro costituente aveva previsto in questo modo, garantendo la tenuta democratica di questo Paese, dalla Costituzione fino ad oggi”.
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