Anno giudiziario, la presidente della Corte d’appello: “Dalla riforma nessun miglioramento della giustizia”

Genova. “Nessun miglioramento al servizio della giustizia potrà derivare dalla varata riforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati, oggetto di prossimo referendum, che appare improntata ad un mero mutamento dell’assetto ordinamentale del corpo magistratuale e che non potrà apportare miglioramento alcuno in termini di efficienza e qualità della risposta di giustizia”. Così la presidente della Corte d’appello di Genova Elisabetta Vidali, all’inaugurazione dell’anno giudiziario. “È la perenne e radicata mancanza di risorse a determinare l’asfissia del sistema giustizia, che senza linfa vitale è destinato ad avvizzire a fronte di una riforma, ancora una volta a bilancio invariato, che rimescola soltanto l’assetto degli operatori, privandoli dei necessari strumenti processuali ed organizzativi”, continua. “Occorre invece oggi salvaguardare il mirabile disegno costituzionale dell’equilibrio tra i poteri, che non può esser sostituito, come il vento della storia sembra fare, in quello diretto tra leader e popolo. Né appare organico allo stato di diritto il sacrificio del principio cardine della legalità, quello di rappresentatività, negato proprio a chi è chiamato a far rispettare la legalità stessa, destinato inevitabilmente ad indebolire l’organo di autogoverno che la Costituzione ha voluto”. “Occorre invece – conclude la presidente – salvaguardare il mirabile disegno costituzionale dell’equilibrio dei poteri che non può esser sostituito. Del tutto abnorme appare poi la previsione di una Alta Corte per la cui composizione e rappresentatività è negato il principio democratico di rappresentatività”.
Vidali nella sua relazione ha illustrato i dati relativi a reati e procedimenti nel distretto di Corte d’appello da cui emerge come crescono i reati commessi dai minori, la fragilità degli stessi, e le conflittualità in famiglia. Sono “numerosissime le cause conflittuali coinvolgenti minori (connesse all’aumento delle denunce per violenza e dei cosiddetti ‘codici rossi’), ben 2.223 i nuovi iscritti, che necessitano di ricorrere ai servizi sociali anche in sede di giudizio ordinario”. Nel 2025 sono aumentati i minori arrestati (+17%) e quelli sotto i 14 anni indagati che sono stati 347 contro i 313 del 2024 (+11%) e i 192 del 2023 (+80%). “Anche la natura dei reati commessi dai minori, sempre più caratterizzati da violenza, scarsissima empatia nei confronti dell’altro e del diverso, utilizzo improprio dei social media, bulimia e aggressività sessuale – continua Vidali – suona come un forte campanello di allarme e chiama tutte le istituzioni ad elaborare e sollecitare, senza indugio, interventi tesi ad attivare adeguati strumenti educativi nei confronti dei minori, atteso che risulta in crescita la commissione di atti devianti da parte di ragazzi non imputabili, poiché di età inferiore ai quattordici anni.
Altro dato significativo è l’aumento delle violenze sessuali e di genere. “Le violenze sessuali, anche di gruppo, commesse da minori sono aumentate del 14%, complessivamente più che raddoppiate nell’ultimo triennio e il numero delle vittime minorenni registra un +32%”. Per combattere violenza di genere e sessuale “ci vogliono grossi investimenti strutturali per predisporre e incrementare centri antiviolenza, case rifugio, formazione e assistenza”. Un ruolo centrale di prevenzione “lo riveste la scuola anche attraverso una educazione sessuo-affettiva”. Le altre criticità riguardano le carenze di organico, con numeri spesso inadeguati e insufficienti alla quantità di flussi, sia nel settore civile che in quello penale. Per non parlare “del grave sovraffollamento carcerario. Ci sono 1598 detenuti a fronte di una capienza regionale di 1284 di cui il 51,58% stranieri”. Infine, l’uso dell’intelligenza artificiale è “un prezioso ausilio quale supporto tecnologico che necessita però di un uso improntato a trasparenza e controllo, discernimento e prudenza – ha detto Vidali -. Il mondo giuridico non potrà chiudersi aprioristicamente all’avvento dell’IA, ma deve serbarne una prospettiva teleologica che comprenda l’imprescindibile interazione umana. Non dimentichiamo poi che l’uso ricorrente all’intelligenza artificiale può portare alla compromissione del principio di indipendenza del giudice – ha concluso -, valore costituzionale sul quale non potrà mai prevale qualsiasi determinismo tecnologico”
Il presidente dell’Anm ligure: “La riforma non affronta i problemi del lavoro quotidiano”
Carenze di organico, stabilizzazione dei precari, sovraffollamento delle carceri, carenza di braccialetti elettronici, il processo telematico penale. Sono queste le vere criticità per cui la sezione Ligure dell’Anm chiede al ministro Carlo Nordio di “dedicarsi finalmente per risolverle nel rispetto dell’articolo 110 della Costituzione”. Problemi che “questa ‘cosiddetta riforma’ – ha sottolineato l’aggiunto Federico Manotti, presidente della giunta ligure dell’Anm – non solo non risolve ma neppure affronta e con i quali invece deve confrontarsi quotidianamente chi opera nel comparto giustizia.
“Le nostre buone ragioni per votare No le spieghiamo tutti i giorni, in ogni sede laddove ci venga chiesto e continueremo a farlo perché riteniamo sia nostro dovere difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura così come voluta dai Costituenti a presidio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”.
E dunque, l’Anm ligure chiede di stanziare soldi per il comparto giustizia per rendere “un servizio efficiente ai cittadini” e di fare concorsi “per colmare i vuoti di personale; se davvero si vuole un servizio che funziona fatelo senza indugio. Rileviamo tuttavia che nell’ultima finanziaria sono stati stanziati 200 milioni in meno per il comparto giustizia”, solo per citare alcuni esempi. Prima della cerimonia, rappresentanti della Funzione pubblica della Cgil hanno distribuito volantini per sostenere le ragioni del No al referendum sulla riforma.
L’attacco della Camera penale: “Su riforma da magistrati solo mistificazioni”
La voce ‘fuori dal coro’ rispetto al no alla riforma arriva con la presidente della Camera penale ligure Fabiana Cilio, con un intervento molto duro: “Siamo qui a contare ed a metter in riga, una per una, tutte le mistificazioni che sono state portate avanti da chi contrasta la riforma , che invece di mettere a disposizione dei cittadini le informazioni tecniche necessarie per un voto consapevole, hanno dato il via allo spettacolo di attori, cantanti, sindacalisti e professori di qualunque materia pronti ad intonare la litania della svolta autoritaria, del pubblico ministero che finirà sotto l’esecutivo, della legge fatta solo per i potenti, senza mai riuscire a spiegare da quale parte della riforma costituzionale traessero tali convinzioni” ha esordito “Ma che anche l’Associazione Nazionale Magistrati, attraverso il suo comitato, portasse avanti questo genere di dibattito, non ce lo saremmo mai aspettati: è desolante che ad avvelenare i pozzi siano proprio quelli a cui ogni giorno affidiamo il nostro destino, convinti che non ci ingannerebbero mai. Quando dal piano degli argomenti giuridici si passa al retropensiero, al sospetto distopico, alle previsioni catastrofali per la nostra democrazia e, quel che è peggio, alla rappresentazione mistificata dei contenuti normativi della riforma, il pericolo che la collettività non abbia più alcuna fiducia sulla capacità della magistratura di esercitare al meglio i suoi compiti, cruciali per la democrazia costituzionale, diventa una realtà concreta”.
L’attacco della rappresentante dell’organo sindacale degli avvocati prosegue senza tregua “La magistratura purtroppo deve fare i conti con la perdita di credibilità nei confronti dell’opinione pubblica e di questo nessuno deve gioire, perché il potere giudiziario è fondamentale nella nostra vita democratica; questa crisi di credibilità ha avuto come effetto una mancanza di fiducia del cittadino nei confronti del giudice, ne abbiamo esempi quotidianamente : anche le sentenze hanno perso forza, siamo abituati ormai a critiche feroci, quando non si arriva alle vere e proprie minacce, agli avvocati che difendono gli imputati e a giudici che hanno emesso sentenze che non hanno assecondato le aspettative e la sete di vendetta della collettività”.




