Piemonte

Anno giudiziario a Torino, penalisti lasciano la cerimonia per protesta


L’inaugurazione dell’anno giudiziario a Torino si è chiusa con una protesta degli avvocati. Per “ragioni di tempo” non è stato consentito al presidente della Camera penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte occidentale, Roberto Capra, di leggere il suo intervento, e i penalisti presenti hanno immediatamente abbandonato in blocco l’aula magna del Palazzo di giustizia. Nell’atrio dell’edificio, Capra ha osservato che “alle tre associazioni in rappresentanza della magistratura è stato consentito di parlare”. Quindi ha letto pubblicamente il suo discorso, dedicato al referendum sulla separazione delle carriere.

“Qualcuno – è un passaggio del discorso di Capra – ha deciso di abdicare di fronte alle complessità e alle verità sottese alla riforma in nome della prospettiva di conservare sacche di potere. Non riesco a pensarla diversamente davanti alle pillole pubblicitarie del partito della maggioranza oggi al governo che invocano il Sì esaltando, per esempio, una presunta contrapposizione tra le forze dell’ordine e la magistratura nel mantenimento dello stato di detenzione dopo un arresto per un qualsiasi reato. E non riesco a pensarla diversamente davanti ai manifesti dell’Anm che mirano a stravolgere gli obiettivi della riforma, ponendo al cittadino una domanda impropria: “Vorresti i giudici che dipendono dalla politica?” e dando una risposta perlomeno equivoca, per non dire falsa: “Con la legge Nordio i politici vogliono controllare el decisioni dei

magistrati”, La critica comune a queste deleterie forme di propaganda mi fa pensare di essere davanti a due formazioni sociali analoghe, due formazioni politiche che hanno l’obiettivo di gestire el cose di tutti attraverso la conservazione del potere”. Capra ha sottolineato che separare le carriere di giudici e pm significa soltanto “rendere migliore” l’ordinamento “completando il percorso verso il giusto processo”. L’avvocato ha poi elencato una serie di “no”, uno dei quali “alla lotta tra i poteri e gli ordini del nostro Stato, che stanno percorrendo strade pericolose, connotate da tentativi progressivi di erodere spazi e confini che non spettano loro”; e anche “all’idea, che qualcuno prospetta, che la prossima primavera, dopo il 23 marzo si tirerà una linea e si valuterà chi era con noi e chi era contro di noi”. “Per tutto il resto –ha concluso – voterò convintamente Sì”.

A chiusura dell’evento arriva la nota dei penalisti. “La cerimonia si è chiusa con la decisione della presidente della Corte d’Appello di non far prendere la parola al presidente della Camera Penale – si legge – al pari di altri soggetti che avevano ritualmente richiesto di intervenire. Al di là della sgrammaticatura istituzionale, già di per sé inaccettabile, non può non rilevarsi come sia stato, al contrario, consentito alla rappresentante della giunta locale di Anm di prendere la parola in una delicata fase storica nella quale, ovviamente, il tema del referendum per la riforma costituzionale e la vivace campagna elettorale in corso rappresentano terreno inevitabile di confronto. Non solo, ma il diniego a intervenire si è consumato dopo che nei discorsi della presidente della Corte d’Appello, del procuratore generale e del rappresentante del Csm si erano espressi chiaramente pareri contrari alla riforma. I membri della Camera Penale presenti hanno, dunque, deciso di abbandonare l’aula magna del Palazzo di Giustizia di Torino in segno di profondo disaccordo verso la decisione di non consentire di intervenire, anche nell’ottica del declinarsi di una par condicio sostanziale il cui rispetto si deve pretendere dalle istituzioni. La cerimonia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, al pari del Palazzo di Giustizia, sono patrimoni comuni, non certamente soltanto della magistratura che, invero, non raramente, sembra non comprendere tale insuperabile condizione”.


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