Isuc, Csgp e Cedrav a rischio chiusura, i presidenti: «Fortemente preoccupati»
di Dan.Bo.
A quattro anni dalla paventata chiusura dell’Isuc e con un’amministrazione di diverso “colore” politico, si torna a parlare del futuro dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e di altre due realtà come il Centro di studi giuridici e politici e il Centro per la documentazione e la ricerca antropologica in Valnerina.
Il comunicato In una nota firmata nelle scorse ore dai vertici dei tre istituti, tutti legati al consiglio regionale, si spiega che in una serie di incontri con la presidente dell’Assemblea, Sarah Bistocchi, «ci è stata comunicata la volontà di procedere alla soppressione dei tre istituti senza alcuna motivazione istituzionale o amministrativa». In particolare si è parlato di una ristrutturazione e riorganizzazione complessiva – non ancora esplicitata nei dettagli – in un’ottica di efficientamento e risparmi. Complessivamente il costo dei tre enti è di 180mila euro circa all’anno, dei quali 120mila fanno riferimento all’Isuc, 40mila al Csgp e 20mila al Cedrav.
Preoccupazioni I presidenti dei tre enti, Marisa Angelini per il Cedrav, Giuseppe Severini per il Csgp e Alberto Stramaccioni per l’Isuc, hanno espresso preoccupazione per le possibili conseguenze della chiusura. Nella nota si evidenzia che «i nostri tre istituti, attivi oramai da alcuni decenni, sulla base di specifiche leggi regionali, hanno contribuito in modo significativo a diffondere studi e ricerche attraverso convegni, conferenze, iniziative editoriali e mostre sulle tematiche storiche, giuridiche e sociali in ambito regionale e nazionale». Gli istituti, sottolineano i vertici, rappresentano da tempo punti di riferimento per studiosi, ricercatori e cittadini, che hanno partecipato a numerose iniziative scientifiche di rilievo.
Il patrimonio Un elemento centrale della protesta riguarda il patrimonio culturale accumulato nel tempo: archivi, biblioteche, raccolte fotografiche e documenti che costituiscono una risorsa unica per la comunità scientifica e la cittadinanza. I presidenti ricordano inoltre che, «nonostante la consistente attività svolta negli anni sono stati ridotti i già limitati finanziamenti in un ambito in cui prevale peraltro l’impegno quasi del tutto volontario».
Identità L’allarme dei tre istituti non riguarda solo il rischio di dispersione dei materiali, ma anche la possibile perdita dell’identità storica e scientifica costruita nel corso dei decenni. «Riteniamo pertanto necessario – dicono – insieme ai nostri soci e alle centinaia di studiosi e cittadini che hanno partecipato o collaborato alle varie iniziative svolte, esprimere una forte preoccupazione per qualsiasi iniziativa legislativa o amministrativa che dovesse tendere a sopprimere gli istituti con la loro storica identità cancellando così la loro apprezzata qualità scientifica».
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