Trentino Alto Adige/Suedtirol

L’Asl gioca d’anticipo. Aviaria, simulata l’allerta – Cronaca



BOLZANO. «Diagnosi accurate, sicurezza delle cure e lavoro di squadra: il valore (spesso invisibile) del laboratorio è questo». Elisabetta Pagani, classe 1969, biologa, primaria del laboratorio aziendale di Microbiologia e Virologia che ha avuto un ruolo centrale contro il Covid, sottolinea come ogni referto, corretto e tempestivo, sia in grado di orientare le scelte cliniche e incidere in modo concreto sul percorso di cura. «Al centro del nostro lavoro, anche se non lo vediamo concretamente, c’è il paziente». E adesso passata una pandemia, se ne teme un’altra.

Da alcuni mesi – infatti – l’influenza aviaria sta colpendo pesantemente. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) definisce “imperativo rafforzare la sorveglianza e applicare stringenti misure di biosicurezza negli allevamenti di pollame”.

«In Italia – dice Pagani – si registrano una cinquantina di focolai concentrati al Nord. Nessuno in Alto Adige. E sono circa 170 i casi di volatili selvatici contagiati. Il ministero della Salute si è già mosso. Nei giorni scorsi è stata simulata un’allerta a livello nazionale alla quale abbiamo partecipato anche noi con successo».

Dottoressa, il rischio è concreto?

Mai sottovalutarlo e comunque il Covid è stata palestra importante. Non ci faremo trovare impreparati. Il nostro laboratorio lavora al coordinamento ed alla gestione di alert epidemiologici e particolarmente attuale è il possibile passaggio dell’influenza aviaria H5N1, ma non solo, all’uomo. Il salto di specie, animale – uomo è già realtà. Non è avvenuta la trasmissione uomo – uomo, ma occorre attenzione perchè il virus muta, si adatta.

Come è organizzato il laboratorio?

Il reparto può contare su un’équipe multiprofessionale (40 persone circa) composta da medici e biologi microbiologi, tecnici di laboratorio, personale ausiliario e amministrativo altamente qualificato. È un gruppo motivato, con un buon equilibrio tra esperienza e nuove competenze. Con la coordinatrice tecnica lavoriamo a stretto contatto e il confronto è quotidiano.

Quale le vostre principali sfide?

Sono diverse e spaziano in diversi ambiti: diagnostici, organizzativi e tecno- logici. La prima è la rapidità – ove necessario – e accuratezza delle risposte, a fronte di un aumento costante delle richieste e della complessità clinica.

I nostri interlocutori sono i pazienti, ma soprattutto i medici che necessita- no di risultati affidabili sia per le infezioni croniche (per esempio epatiti o infezioni da HIV) che acute (per esempio meningoencefaliti). Siamo passati dal 2016 a oggi da 265.000 a 400.000 prestazioni anno. L’attività, la domanda/richiesta, è in costante crescita ma le risorse sono limitate. Fortunatamente disponiamo di tecnologie all’avanguardia e della necessaria expertise per governarle. Non ultima l’intelligenza artificiale

La complessità dei casi clinici è aumentata?

Assolutamente e va di pari passo con la velocità con cui ci si sposta. Penso al rientro da posti esotici o da parti del mondo dove c’è una diffusione di microrganismi e un’epidemiologia molto differente dalla nostra. In questo senso quindi anche essere inseriti in network con centri d’eccellenza come l’Istituto Superiore di Sanità, ma anche Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani o l’ospedale Sacro cuore di Negrar di fondamentale importanza. Siamo in prima linea anche in tutte le attività legate alla sorveglianza e al contrasto dell’antibioticoresistenza, anche con la prevenzione delle Ica (infezioni cor- relate all’assistenza) e sorveglianza della circolazione dei virus respiratori, delle malattie invasive e delle infezioni sessualmente trasmissibili.

Innovazione e prospettive future?

Diagnostica molecolare, automazione, governance dell’intelligenza artificiale (ci sono alcuni sistemi interessanti) e sorveglianza epidemiologica sono le principali direttrici. Tecnologie sempre più avanzate ci permettono d’identificare rapidamente i patogeni, monitorare le resistenze antibiotiche e supportare i clinici in scelte terapeutiche sempre più appropriate, ma anche d’identificare eventuali virus che abbiano fatto il salto di specie. Torniamo all’Aviaria.

I giovani, tema centrale

Lavoriamo per rendere il reparto attrat- tivo per i giovani professionisti: attualmente abbiamo 2 giovani colleghi specializzandi, grazie a una convenzione MUR con l’Università di Padova e un posto è appena stato bandito e ospitia- mo anche diversi studenti della Claudiana in formazione come tecnici di laboratorio. Abbiamo curato diverse tesi, dobbiamo far conoscere la microbiologia, mostrarne il valore clinico e scientifico (l’anno scorso abbiamo pubblicato 8 articoli, quest’anno già 4 sottomessi a riviste indicizzate e uno pubblicato), offrire percorsi di crescita, formazione continua e la possibilità di partecipare attivamente a studi/progetti di ricerca.

La ricerca è fondamentale…

Certo. L’obiettivo è rafforzare ulteriormente questa dimensione, diventando anche promotori di studi scientifici. La ricerca e le pubblicazioni rappresentano uno strumento fondamentale per migliorare la pratica diagnostica, crescere professionalmente e rendere il laboratorio attrattivo.

Fondamentale motivare il personale

Attenzione: accanto alla necessità di motivare e valorizzare i giovani professionisti, è essenziale preservare il senso di appartenenza e la motivazione dei collaboratori con maggiore esperienza, inclusi coloro che si avvicinano alla pensione. La loro storia professio- nale, la capacità di leggere i casi complessi e l’equilibrio maturato negli anni rappresentano un patrimonio irrinun- ciabile. Ricordo, a latere, che siamo particolarmente attivi in società scientifiche, prima tra tutti Amcli (Associzione microbiologi clinici italiani), chi all’interno di gruppi di lavoro, io stessa nel direttivo della società). Questo ci permette anche il confronto continuo con altre realtà analoghe. L’obiettivo deve essere quello di costruire un ponte solido, a doppia corsia: in una la nuova generazione – nata digitale, capace di muoversi con naturalezza tra tecnologie avanzate e intelligenza artificiale – e nell’altra la generazione che porta con sé un bagaglio prezioso fatto di esperienza, competenza, memoria pro- fessionale e aziendale. Solo dall’incontro tra queste due forze, che vanno nella stessa direzione, nasce un laboratorio capace d’innovare senza perdere profondità, e di guardare al futuro con radici ben salde. Un laboratorio – chiu- de Pagani – funziona davvero quando ogni generazione si sente riconosciuta: chi muove i primi passi e chi li ha mossi per una vita intera




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