«Qui non viene più nessuno»
ANCONA «Ormai qui in città si pensa solo a corso Garibaldi, si sono dimenticati di noi». È questa la protesta di Danilo Conocchiari, titolare della gioielleria Zeno, in via Palestro. La zona, effettivamente, è tra quelle più in ombra di tutto il centro di Ancona. Dal marciapiede rotto in più punti, alla mancata illuminazione di alcune zone della via, passando per la sporcizia diffusa, sono tanti i problemi che affliggono questo angolo riparato tra corso Stamira e via San Martino. Eppure, la cosa che disturba di più i commercianti sembra essere quel maxi-cantiere infinito che si staglia di fronte ai loro occhi.

L’agonia
Infatti, mentre proseguono spediti i lavori per il nuovo Rettorato di Univpm, partiti quest’estate, non accenna a terminare l’agonia del Palazzo di Vetro, dove dovrebbero spostarsi alcuni uffici della stessa Università e della Provincia di Ancona. L’Ateneo aveva infatti acquistato lo stabile dall’Ente per 7,9 milioni, con la promessa di cedergli una parte degli spazi affinché i suoi uffici potessero tornare in centro. Così tra polvere, rumori costanti e via vai continuo di operai, la zona rimane in ostaggio. «Quando finiranno?», si chiede qualcuno. «Credo l’inaugurazione si sia spostata piuttosto in là», diceva ironico Conocchiari. «Dopotutto si sa come vanno queste cose», aggiungeva il gioielliere.
Il fallimento
La ditta che lo gestiva, la Manelli Spa di Monopoli, è infatti in crisi da diversi mesi. A dicembre 2025 è arrivata la notizia che la ditta si apprestava a presentare la domanda d’accesso alla composizione negoziata della crisi d’impresa. «Da allora è andato tutto a rotoli», sospira Gianluca Lombardo, che gestisce il ristorante Zenzero. «Di operai nel cantiere, se ne sono visti sempre meno e sembra che i disagi, per noi operatori, dureranno ancora un po’. Sicuramente andranno per le lunghe». Infatti, la Manelli è stata presa in affitto da una ditta più grande, la Cmc di Ravenna e il passaggio di consegne si sta rivelando particolarmente lungo. Nel frattempo, l’università ha preso in mano la situazione, pagando di tasca propria i subappalti. Di operai, tuttavia, nel cantiere ne sono rimasti pochi. «Alcuni mi raccontano di non sapere bene cosa fare né a chi rivolgersi per avere notizie. Sono stati lasciati nel limbo. Non c’è stato mai un vero e proprio stop, ma poco ci manca», spiega Lombardo. Nel frattempo, gli operai hanno continuato a frequentare la zona. «Vengono spesso a mangiare qui da me e pure qui hanno lasciato un buco. La ditta non salda il conto da circa tre mesi», lamenta il ristoratore. «Capisco che gestire una situazione del genere sia complicato – ammette il gioielliere Conocchiari – Ma così non si può andare avanti. Se non avessi la mia clientela fissa e affezionata, se il locale non fossi mio, sarei già stato costretto a chiudere. D’altronde, qui in centro ad Ancona, non è una cosa nuova». Ieri mattina, nel sole di gennaio, qualcuno lavorava. Gli operai presenti all’interno spiegavano di essere impiegati nelle ditte appaltatrici e di star lavorando sull’impiantistica. Bastava, invece, tirare la testa all’insù per osservare alcuni tecnici appesi in aria, intenti a lavorare sulle finestre. I pannelli in vetro riflettevano il traffico del corso, creando quasi un effetto ottico. «Sì, sono andati un po’ a singhiozzo, ma sicuramente il risultato sarà spettacolare», sospirava, guardando in aria, la commessa del negozio che fa angolo con via Marsala. Un singhiozzo che, tuttavia, non accenna a passare. L’attesa, affinché il Palazzo di Vetro torni a splendere, si fa sempre più pressante.




