Cultura

I Penny Arcade di James Hoare (Veronica Falls, Ultimate Painting) verso il nuovo album

Double Exposure” (in uscita il 17 aprile) non è necessariamente un cambiamento radicale, ma questo nuovo album contiene, come ci dicono le note stampa, alcuni dei suoni più grezzi e destrutturati che James Hoare (Veronica Falls, Ultimate Painting e Proper Ornaments) abbia mai registrato fino ad oggi. Innanzitutto, e per la prima volta, le chitarre passano in secondo piano. Non si tratta affatto di un concept album “senza chitarra”; è semplicemente il modo in cui è stato realizzato. Sarebbe anche inesatto suggerire che le chitarre siano state bandite del tutto, soprattutto dopo il doppio assolo a sei corde che squarcia gli altoparlanti nel potente brano di apertura dell’album, “Regrets”.

Dopo lo splendido LP di debutto “Backwater Collage” del 2024 sotto lo pseudonimo di Penny Arcade, questa è un’esperienza allucinogena, e la colonna portante di “Double Exposure” è la drum machine che ha influenzato le canzoni. È anche un lavoro di dolce dualità. L’album presenta alcune apparizioni di ospiti, ma per la maggior parte è un disco di sperimentazione solista, con gestazioni che prendono vita attraverso lo stereo prima di svanire di nuovo. Nulla è troppo elaborato; questo è un album di idee.

Le drum machine sono protagoniste in “Rear View Mirror”, il singolo che introduce il disco, che suona come i Radiohead dell’era “In Rainbows” filtrati attraverso i Silver Apples, un viaggio di tre minuti che si può ascoltare in loop infinito. Come gran parte dell’album, è stato registrato quasi istantaneamente, con una semplicità e una crudezza che pesanti sovraincisioni e arrangiamenti meticolosi non potrebbero mai raggiungere. È un album ricco di atmosfera. James spiega: “Mi stavo preparando a trasferirmi nel sud della Francia quando metà dell’album è stato registrato. Questo ha contribuito al feeling lo-fi del disco; doveva essere registrato in fretta e questo conferisce ad alcuni brani una qualità simile a quella di un demo“.

L’album si colloca a metà strada tra la sperimentazione inquieta di Syd Barrett e le innovazioni analogiche senza inibizioni di Tim Presley nei panni di White Fence. È proprio quello che è.

Tracklist:

  1. Regrets
  2. Memory Lane
  3. Worst Trip
  4. You’ve Got The Key
  5. Everything’s Easy
  6. Early Morning
  7. Rear View Mirror
  8. Time
  9. Instrumental No.1
  10. We Used To Be Good Friends
  11. Mercy
  12. Riverside Drive

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