il gioco dell’oca delle società partecipate. Il retroscena politico di nomine e incarichi
ANCONA Un’inesauribile fonte di grattacapi per ogni amministrazione regionale. E quella guidata da Acquaroli non fa eccezione. Le partecipate e gli enti satellite di Palazzo Raffaello rappresentano da sempre una grana, e negli ultimi anni questo trend si è consolidato.

La bacchettata
La sezione di controllo e la procura della Corte dei conti, in sede di giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione, lo scorso ottobre, hanno parlato di «una proliferazione di enti strumentali e agenzie in favore dei quali risultano stanziate ingenti risorse». Partecipate che ricevono soldi «per lo più mediante contributi in conto esercizio per coprire spese di funzionamento di enti per cui spesso non si riesce a individuare una chiara connessione tra attività finanziate e documenti programmatici». Sono strumenti da maneggiare con cura, dunque. Lo sa bene il presidentr Acquaroli, che nel suo bis a Palazzo ha tutta l’intenzione di imprimere un cambio di passo, cercando figure competenti e maggiormente adatte ai ruoli.
Come funziona
L’infornata di nomine è decisamente nutrita e avrà modo di dimostrare la concretezza delle sue buone intenzioni. Alcune scelte sono di diretta competenza della giunta – come il Cda di Svem – altre del Consiglio regionale, ma sulla scelta della figura apicale il governatore ha inevitabilmente l’ultima parola. Febbraio è il mese caldo: tra il 27 ed il 28 scadono i termini per il rinnovo di vari Cda, come quelli dell’Erdis, dell’Amat e dell’Amap, e del ruolo di Garante dei diritti. In quest’ultimo caso, a Palazzo viene data quasi per certa la conferma dell’avvocato Giulianelli, che ha ricoperto l’incarico nell’Acquaroli I. Conferma anche per l’avvocato Andrea Agostini, in quota FdI, alla guida di Fondazione Marche Cultura.
Il fronte aperto
Arriviamo poi al capolavoro di Erap: il Cda dell’Ente regionale per l’abitazione pubblica è stato azzerato con un emendamento inserito last minute nella legge di bilancio approvata a dicembre in Consiglio regionale. I due presidenti che si sono succeduti al vertice – Saturnino Di Ruscio in quota FdI prima, Cinelli in quota Lega poi – si sono distinti per una gestione quantomeno ondivaga (eufemismo del secolo) dell’Ente. Acquaroli non vuole più avere grane su questo fronte ed è data per cosa fatta la nomina del coordinatore regionale di Azione Tommaso Fagioli al vertice. Ma prima c’è l’iter a Palazzo Leopardi: ieri sono scaduti i termini entro i quali i vari consiglieri potevano presentare i propri candidati per comporre il Cda a sette (cinque membri spettano alla maggioranza, due alla minoranza). Ovviamente, tra i nomi proposti dalla maggioranza c’è anche quello di Fagioli, che verrà eletto presidente in un secondo momento dal Cda.
Il nervo scoperto
Nel pacchetto di nomine di febbraio dovrebbe rientrare anche quella per la presidenza della Svem (sorta sulle ceneri della Svim ad agosto 2021) dopo le «dimissioni irrevocabili con effetto immediato», lo scorso 30 ottobre, dell’imprenditore Andrea Santori, finito in un mare di polemiche e nel mirino di Confindustria. Al momento la partecipata Sviluppo Europa Marche, che si occupa dei fondi Ue, va avanti con l’ordinario guidata dai due consiglieri rimasti nel cda: Tablino Campanelli (Noi moderati) e Monica Mancini Cilla (FdI). Per il dopo-Santori il governatore sta pensando ad un profilo politico di spessore, ma ancora non è nei radar.
Le brame
In questo magma incandescente di nomine e poltrone che si liberano, stanno sgomitando i partiti-satellite della maggioranza come l’Udc e Noi moderati: cespugli che hanno contribuito alla sua vittoria alle Regionali di settembre, ottenendo però ancora poco in termini di incarichi. Soprattutto la creatura di Maurizio Lupi, che non ha eletto neanche un consigliere a Palazzo Leopardi. E ad ogni riunione di maggioranza non mancano di farlo pesare, allungando le mani anche sulla figura del sottosegretario alla presidenza della giunta: carica al momento ricoperta dalla consigliera Luconi che però verrà promossa in giunta appena verrà allargata da 6 a 8 assessori.
L’Agenzia da strutturare
C’è poi L’Agenzia per il Turismo e l’Internazionalizzazione delle Marche, fortemente voluta dal presidente e creata a dicembre 2021, ha avuto una falsa partenza. Ora le redini sono nelle mani di Marina Santucci, che per legge resterà in carica fino a febbraio 2028. Ma per coadiuvarne l’operatività finora poco incisiva, a Palazzo si valuta l’idea di affiancarle un consiglio di amministrazione a tre (composto da profili tecnici e politici, magari con qualche legame con Base Popolare). Un pacchetto di nomine che pare una pentola a pressione pronta a esplodere: ora serve calma e gesso.




