Abruzzo

“Noi beffati, nessun rientro a Treglio”. E in tre si dimettono


Nessun rientro nella sede di Treglio per gli operatori del call center della Asl di Teramo. A una settimana dalla riunione tenutasi mercoledì scorso, 21 gennaio, presso l’assessorato al lavoro di Pescara, non è stato compiuto alcun passo concreto per dare seguito agli impegni assunti. Nel corso dell’incontro – a cui erano presenti gli assessori regionali Nicoletta Verì e Tiziana Magnacca, i direttori generali delle Asl di Chieti, Teramo e Pescara e le organizzazioni sindacali – era stato concordato di consentire, per un periodo minimo di 60 giorni, il rientro degli operatori del call center presso la sede di Treglio, più vicina ai luoghi di residenza degli stessi (Vasto, Ortona, Lanciano, Atessa, Fossacesia, Archi), al fine di alleviare una condizione lavorativa divenuta ormai insostenibile.

L’azienda che gestisce il servizio Cup e call center, intervenuta telefonicamente alla riunione, aveva richiesto tre giorni di tempo per valutare la fattibilità del trasferimento. A distanza di una settimana, tuttavia, non è pervenuta alcuna risposta: nessuna comunicazione ufficiale, nessuna decisione, nessun segnale di reale volontà di rispettare gli impegni assunti dalla Regione.

«Ci sentiamo delusi e abbandonati», dichiarano gli operatori, oggi ridotti a 10 unità: inizialmente erano 13, ma tre lavoratori si sono già dimessi, l’ultimo proprio in questi giorni, a causa dell’impossibilità di continuare a sostenere quotidianamente i costi e i disagi legati agli spostamenti.

Dal 1° gennaio, infatti, gli operatori sono costretti a percorrere ogni giorno circa 250 chilometri per raggiungere la sede di Teramo, dove la nuova azienda – su richiesta della Asl di Teramo e quindi della Regione – ha deciso di attivare il nuovo call center. Un sacrificio economico e personale enorme, che comporta spese elevate per carburante, pedaggi autostradali e parcheggi, a fronte di stipendi che si aggirano intorno ai 700 euro mensili, rendendo di fatto insostenibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.

«Chiediamo rispetto, ma soprattutto risposte chiare e verità. Oggi ci sentiamo presi in giro da chi dovrebbe tutelarci. Questa situazione ci sta portando allo sfinimento e il timore è che si stia semplicemente aspettando che ci dimettiamo uno alla volta, per poi sostituirci con nuovi operatori del territorio teramano». Gli operatori ribadiscono con forza la volontà di non mollare e di continuare a lavorare, senza vedere vanificate le competenze professionali maturate in quattro anni di servizio, messe quotidianamente a disposizione della comunità e degli utenti che si rivolgono al servizio per ricevere assistenza. Per questo rivolgono un appello alle istituzioni regionali, chiedendo il rispetto degli impegni presi e una soluzione immediata e concreta.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »