Puglia

Omicidio Dogna a Santo Spirito, testimoni in aula: “Aveva paura”

“Franco era molto turbato, una volta si mise anche a piangere, aveva paura”. È uno dei testimoni in aula a raccontare ai giudici della Corte d’assise di Bari gli ultimi mesi di vita di Francesco Dogna, il 63enne informatico ucciso nella sua abitazione a Santo Spirito il 7 gennaio 2025 con 85 colpi di arma da taglio, probabilmente un coltello e un forchettone da cucina. Il processo vede come unico imputato, oggi presente in aula, Antonio Rizzi, 43enne reo confesso, con precedenti per reati contro il patrimonio e maltrattamenti in famiglia. Sul movente del delitto, per alcuni ancora ambiguo, si sono concentrate le domande delle parti ai testimoni. Secondo l’accusa, rappresentata dalla pm Carla Spagnuolo, potrebbe essere scaturito dall’intento di Rizzi di ottenere denaro da Dogna, per mantenere la famiglia, a causa delle difficoltà economiche in cui versava.

Ma da anni tra i due c’era un rapporto molto controverso, come ha raccontato in aula un’altra testimone: “Francesco ci parlò di una persona che voleva aiutare, facendola entrare in comunità per tossicodipendenti, lui era fatto così, si preoccupava per gli altri”. I due si erano conosciuti molti anni fa quando Rizzi era impiegato in una ditta di pulizie per la Regione, dove aveva lavorato Dogna. Dopo, pare, Rizzi avrebbe fatto pressioni sull’ex socio di Dogna per ottenere la restituzione della sua quota nella realizzazione di un b&b, progetto dal quale si era staccato. Ma negli anni, hanno detto i testimoni, Rizzi era diventato una specie di stalker, “Francesco diceva che si presentava spesso a casa sua, la sera, bussava e gridava per farsi aprire, spaventava i vicini. Lui stesso – ha detto un amico – ne aveva paura. Non lo denunciava perché temeva venisse fuori il suo ruolo per la restituzione della quota del b&b”. Si torna in aula il 5 febbraio.




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