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Thanda island, nuotando con lo sceicco delle tartarughe

Se pensate che Zanzibar abbia perso il fascino di una volta, poco più a sud, al largo della Tanzania, ci sono altre isole più selvagge da scoprire. Come l’arcipelago del Mafia Island Marine Park e la minuscola Thanda Island nella riserva marina di Shungimbili, regno delle immersioni. Thanda è un’isoletta tropicale privata di otto ettari con un’elegante villa in stile coloniale con cinque camere e due bungalow sulla spiaggia di corallo piena di conchiglie, palme, fiori, uccellini, dove abbiamo fatto base per approfondire alcuni progetti di conservazione con lo sceicco Fahim Al Qasimi, da anni impegnato nella salvaguardia e cura delle tartarughe marine.

Nel mare cristallino dove si nuota con tartarughe

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Una vita per il mare

Oltre che per la sua famiglia, l’emirato di Sharjah per il quale lavora presidente esecutivo del Dipartimento per le Relazioni Governative, Fahim vive per il mare. Da piccolo ne aveva paura. Poi un giorno ha scoperto il free diving e non ha più smesso: «È il modo più libero di stare nell’oceano», spiega. «Metti la maschera e le pinne, e ti senti un pesce». Alcuni anni fa, durante una delle sue immersioni si è imbattutto in una tartaruga intrappolata nella plastica, l’ha liberata e lei è sparita felice negli abissi. Qualche mese dopo è successo di nuovo.

Fahim era in perlustrazione nel suo mare, quando avvista una tartaruga che si muoveva in modo strano a sette metri di profondità. «Mi hanno insegnato che non bisogna toccare le creature marine, e ho proseguito», racconta. «Ma qualcosa non mi convinceva e sono tornato indietro. Dopo mezz’ora, era esattamente dove l’avevo lasciata. L’ho presa per portarla a galla, ma quando eravamo quasi in superficie, mi sono accorto che era bloccata da un filo per la pesca. Non respirava da più di un’ora e le mancava una pinna. Non bastava liberarla, aveva bisogno di cure». Così lo sceicco ha cercato un ricovero al Dubai Turtle Rehabilitation Project (DTRP), all’interno del Burj al Arab, il famoso hotel a forma di vela di Jumeirah, il gruppo di alta ospitalità con 29 hotel tra Medio Oriente, Europa, Asia. Dal quando è stato fondato nel 2004, il DTRP ha salvato circa 2.300 tartarughe e di queste 96 sono state taggate per tracciarne le rotte una volta tornate in mare. Qualcuna si è fermata nelle acque del Golfo, altre sono andate lontano, come Dibba che ha nuotato per nove mesi e 8.300 chilometri fino alla Thailandia.

Un avamposto della vita marina

Oggi Fahim è l’ambasciatore di DTRP, ha creato il numero verde 800turtles (800 887853) che chiunque può chiamare per segnalare un animale ferito o in pericolo e si è meritato il titolo di “sceicco delle tartarughe”. Ma il suo amore per il mare è sconfinato, lo conosce, lo esplora appena può e cerca di mettersi nei panni delle creature che lo abitano, come ha imparato dalla mappa “The World According to a Fish”, che reimmagina la terra con gli oceani come un unico corpo d’acqua. Pur essendo un puntino nell’oceano Indiano, Thanda Island è uno straordinario avamposto di monitoraggio della vita marina, grazie alla sua varietà e alle iniziative guidate da Rianne Laan, la biologa dell’isola, che nel libro The Marine Life of the Shungimbili Island Marine Reserve racconta dei 338 tipi di pesci, 34 coralli, 105 invertebrati e più di cento conchiglie.

Per Fahim e Jumeirah, il Parco marino e la Riserva di Shungimbili sono un osservatorio per altri importanti progetti di sostenibilità del gruppo come la coltivazione dei coralli in collaborazione con Ocean Revive e il programma Dubai Reef per lo sviluppo di una barriera corallina da zero nelle acque del Golfo Arabico. Per quattro giorni, insieme allo sceicco, abbiamo esplorato stupefacenti fondali e barriere coralline intorno a Thanda e, vicino a Mafia Island, abbiamo incrociato un esemplare di squalo balena. È uno dei rari posti al mondo dove, da ottobre ad aprile, è molto probabile avvistare questi pesci innocui dal manto a pois, i più grandi del mare, che fluttuano silenziosi nell’acqua. Mafia non è ancora nel radar dei turismo internazionale. Non ci sono lussi, né mondanità, solo qualche bungalow sulla spiaggia, spesso senza elettricità (come il Chole Minji Treehouses lodge) e una popolazione di pescatori e agricoltori che si arrangia per migliorare la qualità della vita con dignità e con l’aiuto di alcune Ong, come Star for Life che dal 2005 ha un programma di autostima e salute che parte dalle scuole elementari e supporta i giovani nello sviluppo di progetti creativi e piccole imprese. Il segreto di queste isola è la sua distanza da tutto.


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