Umbria

Scuola, i sindacati bocciano le scelte del commissario: «Illogiche e penalizzanti»


«Si tratta di scelte territorialmente illogiche e penalizzanti». Così i sindacati della scuola in una nota con la quale, giovedì, bocciano senza appello le decisioni del commissario comunicate nelle scorse ore; scelte che hanno portato all’accorpamento di una serie di istituti a Città di Castello e Gubbio. Al centro della contestazione di  Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal, Gilda Unams e Anief Umbria, non c’è solo il contenuto del provvedimento, ma anche il metodo con cui si è arrivati alla sua definizione.

Il metodo Secondo quanto riferiscono i sindacati, durante l’incontro istituzionale svoltosi il giorno precedente, richiesto proprio dalle sigle sindacali, non sarebbe stato fatto «alcun cenno a una variazione di tale portata riguardo alle sedi da dimensionare». Un passaggio che viene definito un’«omissione grave», perché ritenuto lesivo del principio di confronto tra le parti e del ruolo stesso delle rappresentanze dei lavoratori. Da qui l’accusa di decisioni prese senza trasparenza sui criteri adottati e senza un reale coinvolgimento delle comunità scolastiche interessate.

Il merito Nel merito, le sigle contestano in modo particolare la scelta di intervenire contemporaneamente su istituti di Gubbio e di Città di Castello. Si tratta, sottolineano, di due realtà che appartengono alla stessa provincia e che insistono su un territorio con caratteristiche simili, segnato da difficoltà economiche e geografiche. Accorparle nello stesso momento viene giudicato un intervento sproporzionato, che rischia di indebolire ulteriormente il sistema scolastico locale. Il decreto, spiegano ancora i sindacati, porta alla nascita di «mega-istituti» destinati a diventare tra i più grandi dell’Umbria. Una riorganizzazione che, a loro avviso, renderà più complessa la gestione quotidiana delle scuole, sia sul piano amministrativo sia su quello didattico, con possibili ripercussioni sulla continuità educativa e sulle condizioni di lavoro del personale.

L’occupazione Un altro punto centrale riguarda l’occupazione. «Con il dimensionamento non spariscono solo codici meccanografici, ma posti di lavoro veri», avvertono le organizzazioni, che temono conseguenze dirette su docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario. La nota si chiude con una condanna netta di quello che viene definito «un metodo inaccettabile che ignora i lavoratori e i territori».

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