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Iran, l’Ue pronta a inserire i pasdaran nella lista terroristi. Teheran arresta i medici che curano manifestanti


Decisioni riguardo alle quali – secondo Tajani – a Bruxelles convergono in molti. «Il Belgio è al fianco di chi desidera legittimamente che le proprie aspirazioni democratiche in Iran siano soddisfatte e sottolineare che un anno fa, quando è stato formato il nuovo governo belga, abbiamo dichiarato esplicitamente nel nostro accordo di coalizione di voler inserire il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nella lista dei gruppi terroristici dell’Unione Europea. Continuiamo a sostenere questa iniziativa insieme ad altri alleati europei, soprattutto alla luce delle atrocità e della repressione a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane». Lo ha detto il ministro degli Esteri belga, Maxime Prevot, al suo arrivo al Consiglio Ue Esteri.

Anche Parigi non si tira indietro. Lo conferma a Bruxelles, a margine del Consiglio, il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot. In Iran, afferma, «la repressione insostenibile che si è abbattuta sulla protesta pacifica del popolo iraniano non può restare senza risposta. Per questo adotteremo oggi delle sanzioni Ue contro responsabili della repressione: procuratori, capi della Polizia, pasdaran, più di venti individui ed entità che si vedranno congelare i beni e non potranno entrare nell’Ue». Ma, aggiunge, «bisognerà andare oltre e per questo la Francia ha annunciato che sosterrà l’inclusione dell’Irgc nella lista delle organizzazioni terroriste dell’Ue, perché non può esserci alcuna impunità per i crimini commessi. È anche un appello alle autorità a liberare i prigionieri, gettati nelle prigioni del regime a decine di migliaia, a mettere fine alle esecuzioni, a ristabilire l’accesso alle comunicazioni e la connessione Internet. La nostra priorità – conclude Barrot – con il rischio di una escalation regionale, è la sicurezza dei nostri cittadini, delle nostre imprese e dei due ostaggi francesi, che sono in sicurezza all’ambasciata di Francia, dei quali chiediamo la liberazione immediata».

Trump valuta più opzioni militari

Il presidente Usa, Donald Trump, sta valutando un nuovo attacco su contro l’Iran, dopo che i negoziati preliminari fra Washington e Teheran sulla limitazione del programma nucleare e della produzione di missili balistici del Paese non hanno registrato progressi. Lo riporta la Cnn, che cita fonti secondo cui le opzioni che il tycoon sta prendendo in considerazione includono attacchi aerei mirati ai leader iraniani e a funzionari della sicurezza ritenuti responsabili delle uccisioni nella repressione delle proteste, nonché attacchi ai siti nucleari iraniani e alle istituzioni governative. Secondo le fonti, Trump non ha ancora preso una decisione definitiva su come procedere, ma ritiene che le sue opzioni militari siano state ampliate rispetto all’inizio del mese, ora che la portaerei USS Abraham Lincoln si trova nella regione. Un’altra fonte ha detto alla Cnn che per Trump tutte le opzioni rimangono sul tavolo. Idealmente, Trump vorrebbe sferrare un attacco potente e decisivo che costringerebbe Teheran ad accettare i termini statunitensi per un cessate il fuoco, ha affermato un funzionario. Se venisse ordinato un attacco all’Iran, Trump vorrebbe dichiarare la vittoria in breve tempo. Il gruppo da battaglia della portaerei USS Abraham Lincoln è entrato lunedì nell’Oceano Indiano e continua ad avvicinarsi all’Iran, dove potrebbe supportare eventuali operazioni contro il Paese, sia in termini di assistenza negli attacchi che di protezione degli alleati regionali da potenziali ritorsioni iraniane. La Cnn sottolinea inoltre che gli ultimi avvertimenti di Trump, che ieri ha minacciato di compiere un attacco molto peggiore rispetto a quello di giugno se l’Iran non si siederà rapidamente al tavolo per negoziare un accordo sul nucleare, costituiscono un rapido riorientamento degli obiettivi pubblicamente dichiarati dall’amministrazione Usa; solo poche settimane fa, infatti, Trump aveva preso in considerazione un’azione militare in Iran ma presentandola come un potenziale aiuto ai manifestanti.

Erdogan fa da paciere

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si recherà domani in visita ufficiale in Turchia, dove ha in programma un incontro con l’omologo turco Hakan Fidan. Lo hanno annunciato fonti nel ministero degli Esteri di Ankara, sottolineando che uno dei temi al centro dei colloqui sarà la recente crisi tra Iran e Stati Uniti, nel contesto delle proteste anti governative nella Repubblica islamica e del dispiegamento militare degli Usa nelle acque del Medio Oriente. Durante l’incontro, Fidan «ribadirà che la Turchia è contraria agli interventi militari in Iran», sottolineando che «la Turchia è pronta a contribuire alla risoluzione delle attuali tensioni attraverso il dialogo» e che Ankara «sostiene il raggiungimento di una soluzione pacifica per il programma nucleare iraniano in tempi brevi ed è pronta a fornire assistenza se necessario», hanno dichiarato le fonti. Tra gli altri argomenti al centro del colloquio ci saranno la situazione a Gaza e in Siria e le relazioni bilaterali a livello economico ed energetico.

Nel colloquio telefonico di mercoledì, Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan avrebbe proposto all’omologo statunitense, Donald Trump, di tenere un incontro tra Turchia, Usa e Iran per cercare di alleviare le tensioni tra Washington e Teheran.


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