Torino, i collettivi pro Askatasuna occupano Palazzo Nuovo dopo lo stop alle feste

I collettivi universitari di Torino hanno occupato Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche. È avvenuto al termine dell’assemblea delle 18, che si è tenuta proprio a Palazzo Nuovo, per contestare la decisione del Rettorato di chiuderlo per due giorni, impedendo così che si svolgesse un evento musicale contro lo sgombero di Askatasuna. “La rettrice chiude, noi apriamo. Se l’università sceglie il controllo, noi scegliamo il conflitto. Palazzo nuovo è occupato!” dicono i ragazzi.
La reazione dell’ateneo: “Occupazione inaccettabile”
“L’occupazione di spazi universitari non è una forma di confronto accettabile, perché limita i diritti dell’intera comunità accademica e compromette lo svolgimento delle attività istituzionali”, replica in una nota l’Università. L’ateneo rimarca come Palazzo Nuovo sia “un luogo di studio, lavoro e servizio pubblico” che “deve rimanere accessibile e sicuro”. E chiede “la rinuncia ad avviare l’occupazione annunciata e il ripristino immediato delle condizioni di piena agibilità e fruibilità dell’edificio”. Infine, Unito apre al dialogo: “er si dice “disponibile al confronto nelle sedi proprie della rappresentanza e del dialogo istituzionale; tale confronto, tuttavia, non può svolgersi sotto condizione né attraverso azioni che impongano unilateralmente un blocco delle attività”.
Sabato il corteo per Askatasuna
Avviene a meno di tre giorni dalla manifestazione nazionale convocata per sabato proprio contro lo sgombero del centro sociale. I collettivi dicono che la protesta sarà “un punto di partenza di una mobilitazione sempre più grande e incisiva”, con studenti e lavoratori “determinati a costruire una reale contrapposizione dal basso”.
Il nodo dei tre cortei
In una nota i collettivi spiegano che lo spezzone universitario partirà da Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, e scenderà in piazza “non solo per ribadire la nostra solidarietà allo sgombero del centro sociale Askatasuna, ma anche per continuare a dare voce a tutto ciò che da mesi si mobilita nelle piazze italiane”. Gli altri due cortei partiranno da Porta Nuova (con No Tav e attivisti pro Kurdistan) e da Porta Susa (con attivisti di altri centri sociali torinesi come Gabrio, Manituana, Neruda. Usb).
La trattativa con la Prefettura
Proseguono in queste ore le trattative tra le autorità di sicurezza di Torino e i promotori della manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, in programma sabato 31 gennaio. Al centro del confronto c’è la richiesta, già avanzata dopo il tavolo del comitato per l’ordine e la sicurezza (Coisp) che si è svolto ieri in Prefettura, di modificare il percorso dei tre cortei preavvisati, evitando il passaggio in centro e in particolare in piazza Castello, dove il 3 ottobre scorso si verificarono scontri durati ore, e di ridurre la manifestazione a un unico corteo. Al momento non è arrivata una risposta definitiva dagli organizzatori, che non vorrebbero rinunciare né alla suddivisione in tre spezzoni, né al passaggio in corso Regina Margherita, dove si trova l’edificio occupato per circa trent’anni da Askatasuna e sgomberato il 18 dicembre scorso.
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