Economia

Lentsch (Tenuta Castellaro): “I vini no alcol? Una moda che non avrà seguito”


“Ho noleggiato un motorino e appeso in giro per l’isola cento cartelli scritti a pennarello: cercasi terreni vitati e da vitare”: Massimo Lentsch, consulente nel mondo dei servizi per l’internazionalizzazione delle Pmi, racconta come ha fondato la Tenuta di Castellaro, sull’Isola di Lipari, la principale delle isole Eolie, in Sicilia. ”Ero in vacanza in barca e sono rimasto abbagliato dal tramonto, dal paesaggio – racconta Lentsch – da tempo desideravo realizzare un prodotto, un bene, e cosa di meglio potevo fare del vino”. Tenuta di Castellaro è oggi una realtà vitivinicola di 24 ettari con circa 85mila bottiglie l’anno, per lo più vendute all’estero nei canali HoReCa. Una cantina d’avanguardia con wine resort e il parco geominerario delle Cave di Caolino, ripulito e bonificato.

Ci sono voluti anni di ricerca e investimenti per raggiungere questo obiettivo. Tutto inizia nel 2005. “Abbiamo spiantato e reimpiantato tutto perché di autoctono non c’era nessun vitigno e inoltre ci trovavamo di fronte piante di viti autoctone affette da virosi latenti, ovvero piante malaticce che non avrebbero vissuto a lungo. Ho potuto contare sull’assistenza di agronomo ed enologo specializzato in terreni vulcanici, Salvo Foti, con il quale abbiamo girato le sette isole Eolie, cercato e ritrovato vitigni antichi come il Coringo Nero e la Malvasia”. Bianco Pomice e Rosso Ossidiana, due delle etichette della cantina, evocano nel nome e nel gusto il territorio. A 350 metri sul livello del mare. Lentsch, fondatore di DLike, è l’imprenditore che ha rilevato la tenuta Il Cantante, alle pendici dell’Etna, dal cantante dei Simple Red, Mick Hucknall. Il suo parere sui vini dealcolati.

“Due anni fa mi sono avvicinato a questo mondo e ho testato molti vini per capire quali potessero essere i potenziali concorrenti indiretti del vino, ma sono rimasto profondamente deluso sia dai no alcol che dai low alcol. Si fa tanta fatica a produrre vino, c’è tanto lavoro e rischio e poca marginalità e non ha senso dopo tutto ciò impiegare denari e tecnologia per deturparlo. Una moda che non avrà seguito, secondo me. La tendenza è sì bere meno, ma bere sempre meglio. Ho provato anche a fare esperimenti di produzione, ma quello che ne è uscito è stato a mio avviso disastroso. Prodotti che non hanno nulla a che vedere con il vino, sinceramente non avrei piacere di mangiare un buon brasato con un no-alcol”.

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