Ambiente

misurare l’impatto globale e il ruolo unico dell’Italia


Ciò non vuol dire che l’idea di un mondo aperto, interdipendente e connesso sia da buttare via. Piuttosto, quel mondo va ripensato e aggiornato in modo da non chiudere le porte al cambiamento, per molti versi ineluttabile, ridefinendo, attualizzando e migliorando però le regole del gioco.

Questo è lo spirito che da alcuni anni anima un gruppo di studiosi, imprenditori, intellettuali, manager, civil servants internazionali che hanno dato vita, su impulso di Francesco Rutelli, al Soft Power Club. I membri del club, di provenienza ed estrazione globale, sono spinti dalla comune volontà di contribuire a rilanciare un multilateralismo pragmatico ed efficace. E lo fanno dall’Italia, Paese che per storia, tradizione e capacità d’innovazione, ha un ruolo unico nella promozione del soft power a livello globale.

In questi giorni, a Roma, il Club si riunisce per affrontare sfide inedite anche solo un anno fa, vista la rapidità dei cambiamenti attorno a noi. La conferenza si occuperà di due grandi temi: la misurazione del soft power dei Paesi e l’impegno contro l’utilizzo delle tecnologie emergenti e delle piattaforme a fini di ingerenza e manipolazione.

Il primo tema è di cruciale importanza. L’efficacia di qualsiasi nostra azione viene ormai definita in termini di misurabilità. Se qualcosa non è misurabile viene semplicemente considerata inutile o superflua. Come misurare l’impatto anche economico della cultura di un Paese? Quanto vale la sua immagine? Quanto potere generano il suo patrimonio, il suo cibo, la sua innovazione in campo culturale? A queste domande hanno dato risposta di recente due eminenti economisti del Fondo Monetario Internazionale, che per primi hanno elaborato un indice sintetico di misurazione del soft power dei Paesi a livello globale. Si tratta di un indice complesso e articolato che uno degli autori, Serhan Cevik, presenterà a Roma nel corso della conferenza, ospitata presso la sede della Banca d’Italia. Grazie agli interventi di Lord Charles Powell, già capo di Gabinetto di Margareth Thatcher, del Sindaco di Roma Gualtieri, città che racchiude storia e innovazione ampiamente misurabili, come ben dimostrano i dati di accoglienza dei pellegrini da tutto il mondo durante il Giubileo appena concluso, e di rappresentanti della nostra Banca centrale, della Banca Mondiale e della Fondazione Mattei, i membri del Club lavoreranno ad una codifica sempre più precisa e solida di un indice in grado di misurare gli impatti del soft power sul successo, il posizionamento e la crescita economica e sociale dei Paesi, a cominciare dal nostro. Il lavoro del Fondo Monetario Internazionale già chiarisce in maniera inequivocabile come il potere non abbia un’unica dimensione e non debba dunque essere misurato solo attraverso il rapporto percentuale tra spese militari e Prodotto Interno Lordo.

Questa stessa sessione sarà l’occasione per annunciare il lancio di un Osservatorio permanente sulla geopolitica del cibo, di nuovo un aspetto che mette l’Italia al centro della nuova competizione globale. Promosso dal Soft Power Club, Confagricoltura e Future Proof Society, l’Osservatorio si occuperà, tra le altre cose, della elaborazione di un indice del soft power del cibo.


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