Energia, all’India servono 145 miliardi di dollari l’anno per sostenere crescita e clima
Dopo oltre vent’anni di negoziati, Unione europea e India hanno siglato un accordo di libero scambio che apre l’accesso a un mercato da circa due miliardi di persone. Un’intesa dal forte valore politico ed economico, che si inserisce nella ridefinizione delle alleanze commerciali europee in un contesto globale sempre più frammentato.
In questo quadro, l’India si afferma come partner strategico anche sul piano energetico e industriale. Secondo Wood Mackenzie, per sostenere la crescita economica e restare allineata agli obiettivi net zero, il Paese dovrà mobilitare investimenti medi annui per circa 145 miliardi di dollari, destinati soprattutto a generazione elettrica, accumuli e reti.
“Il prossimo decennio sarà decisivo”, ha spiegato Joshua Ngu, vice chairman Asia Pacific di Wood Mackenzie, indicando la sfida di rafforzare la sicurezza energetica senza vincolare il sistema a infrastrutture ad alta intensità di carbonio.
Il settore elettrico è il perno della transizione: la capacità installata non fossile ha già superato quella fossile e la crescita sarà trainata da rinnovabili, flessibilità e storage, mentre il carbone resterà legato a esigenze di affidabilità e bilanciamento dei picchi.

Il nodo principale resta infrastrutturale. Tra il 2026 e il 2035 serviranno circa 1.500 miliardi di dollari, in gran parte per le reti. “Non è solo una questione di megawatt, ma di infrastrutture”, ha osservato Rashika Gupta, vicepresidente Power and Renewables Research, sottolineando il ruolo delle riforme di mercato per attrarre capitali privati.
Sul fronte fossile, l’India punta a raggiungere 1,5 miliardi di tonnellate di produzione di carbone entro il 2030, mentre la dipendenza dal petrolio potrebbe salire all’87% entro il 2035, rendendo il rilancio dell’upstream una priorità di sicurezza energetica. Il gas naturale avrà un ruolo crescente, con domanda destinata a raddoppiare entro il 2050 e importazioni di Gnl attese fino a 90 milioni di tonnellate annue.
Restano infine le filiere industriali: l’India è il secondo produttore mondiale di moduli solari, ma è ancora carente su celle, wafer e batterie. Idrogeno e Ccus sono in fase iniziale, ma l’avvio del Carbon Credit Trading Scheme nel 2026 potrebbe segnare un punto di svolta, introducendo limiti obbligatori alle emissioni e rafforzando la competitività industriale.
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