Toscana

Verso le elezioni, Giani resta il sogno del centro destra. Giorni cruciali nel centro sinistra


Se c’è un nome che spariglierebbe le carte e metterebbe tutti d’accordo nel centro destra, fino anche a non chiedere più misurazioni e sondaggi, è quello di Domenico Giani, attualmente presidente di Eni Foundation, in precedenza ha lavorato nella Guardia di Finanza e nell’intelligence. È stato infatti direttore dei servizi di sicurezza e protezione civile e comandante del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. È anche presidente nazionale delle Misericordie d’Italia. Nonostante la conferenza stampa del 1 dicembre, dove spiegò i motivi della sua non candidatura dopo che aveva ricevuto offerte da entrambi gli schieramenti, il suo nome resta sulla bocca e nei pensieri di molti. Alcuni nel centro destra in particolare sperano che possa esserci ancora qualche possibilità. E per questo potrebbe essere messa in campo qualche azione che parta dall’alto, dai livelli nazionali dei partiti. 

Nel frattempo quello di Giani è conteggiato come uno dei tre no che Fdi e gli alleati hanno ricevuto negli ultimi mesi: a partire da Gabriele Veneri che dopo le regionali e la sua conferma nel consiglio toscano, ha scelto di dare seguito al mandato ricevuto dai suoi elettori e di non candidarsi per la carica di sindaco ad Arezzo. 

Pochi giorni dopo il no di Domenico Giani invece partì la proposta del ruolo all’avvocato Piero Melani Graverini che dopo settimane di profonde valutazioni, cercando anche di pensare a quale squadra di fiducia avrebbe potuto portare in dote al centro destra, ha preferito fermarsi, ha scelto la continuità della professione e del suo studio legale senza escludere una lista a supporto del candidato che sarà scelto. 

In questo quadro da sciogliere si innestato altri nomi che restano in primo piano. Innanzitutto quello di Lucia Tanti, la vicesindaca con profilo politico amministrativo che attende di capire chi sarà il competitor interno per la scelta definitiva del candidato a sindaco. Poi c’è il tandem Comanducci- Gamurrini che si sono ripresentati uniti con un progetto che potrebbe avere due destini diversi. Essere parte attiva nella corsa elettorale del centro destra oppure scendere nell’agone politico con le proprie liste separatamente. Tentativi di dialogo e di stare insieme ci sono stati e ci saranno, tanto più adesso che Graverini è uscito di scena. Ma la partita non è facile da gestire perché è plausibile che non vogliano sentirsi come seconde, terze o quarte scelte.

Anche nel campo del centro sinistra stanno iniziando movimenti di livello superiore, per capire se il matrimonio con le liste civiche e le formazioni politiche del progetto di Marco Donati è fattibile. A Firenze i regionali sono ben informati del quadro attuale e potrebbero essere determinanti per la scelta finale. La fotografia ci consegna una coalizione del centro sinistra al lavoro con tavoli programmatici e incontri nelle frazioni, ma manca un nome che li rappresenti e che rappresenti un profilo vincente, il migliore possibile, per spuntarla. Sul fronte di Scelgo Arezzo c’è una macchina elettorale già avviata, con un candidato sindaco scelto da tempo, un logo di una lista già con il suo nome, quello presentato da Azione. I prossimi giorni potrebbero essere decisivi anche perché gli altri nomi del centro sinistra non sarebbero disponibili a stare ad aspettare a lungo, leggasi Vincenzo Ceccarelli e Stefano Tenti.

Tutti questi elementi rendono questo percorso di avvicinamento alle elezioni amministrative di Arezzo molto particolari, differenti dalle precedenti. Perché in campo ci sono sì le due coalizioni tradizionali, ma in entrambi i casi ci sono due progetti che non possono essere considerati piccoli o ininfluenti. Gamurrini  e Comanducci da una parte e Donati dall’altra rappresentano liste e fasce di elettorato che possono fare la differenza.


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