Marche

La picchiava per farla prostituire. Incubo in casa, l’ex va a processo

CHIARAVALLE Per quattro anni avrebbe fatto prostituire la compagna tra le mura domestiche. E a ogni “no” della donna sarebbero seguite botte e minacce. Sono i contorni del quadro accusatorio con cui la procura ha trascinato a giudizio un tunisino di 35 anni. Il rinvio è stato disposto ieri mattina dal gup Francesca De Palma. L’uomo, difeso dall’avvocato Emanuele Senesi, dovrà affrontare il processo a partire dal 20 maggio. Davanti al collegio penale, dovrà difendersi dall’accusa di sfruttamento della prostituzione. La donna, che aveva denunciato i soprusi subiti ai carabinieri, non si è costituita parte civile.

I fatti

L’imputazione prende in considerazione un lasso di tempo piuttosto ampio: dal 2021 fino al luglio dello scorso anno, quando lei – esausta – era corsa in caserma per puntare il dito contro quello che sarebbe diventato il suo ex compagno. Ai militari avrebbe raccontato dell’inferno vissuto in casa e degli appuntamenti che era costretta ad avere con i clienti, sotto minaccia del 35enne. Tutte accuse che, ovviamente, dovranno essere accertate nel corso del dibattimento e che l’imputato respinge con forza, tanto da sostenere di non aver mai costretto la convivente a fare cose contro la sua volontà. Soprattutto a intrattenersi, dietro pagamento, con degli sconosciuti.

La tesi

Stando a quanto raccolto dalla procura, invece, il tunisino avrebbe pensato a tutto. A partire dagli annunci postati su un sito di incontri. Contenevano foto e informazioni relative alla compagna, disposta ad avere appuntamenti con sconosciuti. Almeno questo sostiene la pubblica accusa, secondo cui sarebbe stato proprio l’imputato a organizzare gli incontri e il tariffario.

Al termine di ogni appuntamento avrebbe poi gestito i soldi guadagnati. Il torbido affare sarebbe andato avanti per quattro anni e nell’arco di questo periodo, così almeno aveva detto ai carabinieri, lei avrebbe cercato di ribellarsi, stoppando la prostituzione. Ma ogni volta l’imputato si sarebbe opposto con forza, a suon di pugni e minacce. Una volta la donna sarebbe finita anche al pronto soccorso per le percosse subite.

Lo scorso luglio, la decisione di abbandonare la casa familiare e rivolgersi ai militari. Oltre alla denuncia, avrebbe fatto mettere agli atti la registrazione estrapolata da una telecamera piazzata in casa. Proprio quei frame, che dovranno essere analizzati, sarebbero la testimonianza del rapporto insalubre che aveva la coppia. Il 35enne è rimasto sempre indagato a piede libero.




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