Tania Cagnotto tra i tedofori che porteranno la fiaccola per le vie di Bolzano – Bolzano
BOLZANO. Domani (oggi, martedì 27 gennaio, per chi legge) Bolzano non assisterà soltanto al passaggio della fiaccola olimpica. Vedrà sfilare una parte importante della propria storia sportiva. Tra i tedofori, infatti, ci sarà anche Tania Cagnotto, simbolo stesso di una disciplina e volto di una carriera che ha portato l’Italia sul tetto del mondo dei tuffi. Nella torcia che Tania stringerà tra le mani c’è una storia che l’ha portata a diventare la più grande tuffatrice italiana di tutti i tempi. C’è la ragazza che a 15 anni, a Sidney 2000, debuttava ai Giochi Olimpici con lo sguardo curioso e un talento acerbo, ma cristallino. C’è l’atleta che ha attraversato quattro Olimpiadi, imparando a convivere con l’attesa, con le cadute, con le aspettative, senza mai smettere di credere nelle prorie qualità e nel proprio percorso. Domani, però, non ci saranno né classifiche né medaglie. Ci saranno solo le emozioni.
Cosa vuol dire, per lei, far parte della staffetta dei tedofori?
Sono felice e onorata di portare la fiaccola qui, per le strade della mia città. D’altra parte, avere le Olimpiadi in casa è davvero un’occasione unica. Spiace, però, che altri atleti, penso a Valentina Marocchi e Maicol Verzotto, non siano stati coinvolti.
Non sono mancate le polemiche per le esclusioni eccellenti come quelle di Kristian Ghedina, di Silvio Fauner e di Piero Gros, giusto per fare i nomi di leggende dello sport azzurro.
Proprio così. Direi che la scelta dei tedofori non è stata gestita benissimo. So che la Provincia di Bolzano aveva proposto al Comitato Olimpico tutti gli atleti olimpici altoatesini, ma la proposta non è stata accettata.
Come considera vivere questo momento di celebrazione olimpica in un contesto temporale graffiato da guerre e instabilità?
Stiamo vivendo un momento storico molto difficile e una riflessione è doverosa perché in molte parti del mondo non c’è davvero nulla da festeggiare. Un tempo, in occasione delle Olimpiadi, le guerre venivano sospese e i giochi erano occasione d’incontro. Ora questo non accade più, ma credo che ognuno di noi debba fare la propria parte per aiutare il prossimo e per cambiare le cose.
Lei ha partecipato a cinque olimpiadi qual è stata per lei la più significativa?
Senza dubbio la prima, Sidney 2000, e l’ultima, Rio de Janeiro 2016. A Sidney avevo 15 anni e ho vissuto quell’esperienza con la spensieratezza e l’incoscienza di una bambina. A Sidney, di anni ne avevo 31 e ho raggiunto il mio sogno, vincendo le medaglie olimpiche (un bronzo nel trampolino da 3 metri e una medaglia d’argento nel trampolino sincro in coppia con Francesca Dallapé, ndr).
I villaggi olimpici rappresentano il villaggio globale in cui si tessono relazioni e amicizie, nel suo forziere dei ricordi quali sono quelli indelebili?
Nei villaggi c’è tutto il mondo, ci sono tutti i paesi e tutte le culture. È lì che si respira lo spirito olimpico di fratellanza e rispetto, quello spirito che, come dicevo, un tempo metteva fine ai conflitti. I ricordi belli sono davvero tanti, difficile sceglierne alcuni.
Dai tuffi iridati di Kazan cos’è cambiato in Tanja Cagnotto?
Ai mondiali di Kazan, quel 28 luglio del 2015, battere le cinesi Shi Tingmao, argento, e He Zi, bronzo, è stato quasi come conquistare un oro olimpico. Sì, metterei la vittoria di un mondiale e un oro olimpico quasi sullo stesso piano. E quella vittoria mi ha dato una grande carica nel cammino verso i Giochi di Rio de Janeiro.
Franco Cagnotto e Klaus Di Biasi, binomio di sana rivalità sportiva e forte amicizia. Seguendo questi parametri il nome di Tania Cagnotto con chi viaggerebbe in parallelo?
Difficile dirlo. Con Francesca (Dallapè ndr) siamo sempre state amiche oltre che compagne di squadra e rivali nei tuffi singoli, me è diverso.
C’è qualcosa che non rifarebbe?
Non ho rimpianti, devo dire che rifarei tutto. Mi spiace solo di non aver potuto proseguire gli studi universitari. Ai miei tempi non c’erano agevolazioni per gli atleti, la frequenza era obbligatoria e non c’erano certo i corsi online. Alla fine, insomma, occorreva fare una scelta. Ora ci sono più possibilità anche se il modello Usa è ancora lontano.
Ha già pensato di scrivere una storia fantastica sulle Olimpiadi da raccontare alle sue figlie Maya e Lisa?
Risponderò direttamente alle loro domande e racconterò ciò che vorranno sentire. O forse mi sta chiedendo se ho intenzione di scrivere un libro? Beh, è una bella idea.




