Stasera in TV Il Pianista: 5 curiosità che forse non sai sul film di Roman Polansky
Un titolo che già da sé emana carisma e fascino, ancor di più, ma in maniera glaciale, se fa a capo ad una trama che porta al secolo scorso, ai tempi della Polonia invasa dai nazisti, al ghetto di Varsavia. La bellezza della musica, qui si fonde con l’orrore delle azioni umane, portando questo film, che va in onda stasera su Cielo alle 21:20, ad essere più attuale che mai.
Il Pianista uscito nel 2002 diretto da Roman Polański è un’opera che continua a imporsi con la stessa forza a distanza di oltre vent’anni. Non è solo un film, ma il lavoro meticoloso di un autore che ha fatto della precisione e dell’esperienza personale il suo marchio di fabbrica. Il regista nato a Parigi da famiglia polacca di religione ebraica, qui più che mai, dirige con uno sguardo particolare, lasciando che siano i dettagli a colpire.+
Oltre la messa in scena, il lavoro di un’opera che travolge
E proprio nei dettagli, nelle scelte meno evidenti e nei retroscena di produzione, Il Pianista rivela una profondità ulteriore. Cinque curiosità, in particolare, aiutano a comprendere perché questo film sia diventato un punto di riferimento imprescindibile del cinema sulla Shoah:
1. Un film “non autobiografico”, ma profondamente personale
Ispirato al libro di Władysław Szpilman, Il Pianista non è l’autobiografia di Polanski e lui lo ha voluto chiarire fin da subito: “Ci tengo a dire che questo film non sarà un’autobiografia. Sicuramente la mia triste esperienza nel ghetto di Varsavia mi permetterà di essere molto accurato. Ma io voglio raccontare la storia di Wladislaw Szpilman, non la mia“.
La scelta di attenersi con rigore al memoir del musicista polacco nasce proprio da questo rispetto: Polanski non voleva sovrapporre il proprio dolore a quello di un altro testimone. Tuttavia, la conoscenza diretta della paura, della fame e della perdita gli ha permesso di restituire una Varsavia devastata con una verità rara, evitando qualsiasi enfasi retorica. Un legame ulteriore e toccante è la presenza, in alcune scene di massa nel ghetto, del nipote di Szpilman. Un dettaglio poco noto che aggiunge un ulteriore livello di memoria e continuità tra cinema e storia.
2. I piccoli cameo che raccontano molto del regista
Chi guarda Il Pianista con attenzione può cogliere la presenza discreta di Roman Polanski in una breve sequenza vocale: è lui a prestare la voce a un personaggio secondario che si lamenta mentre attende di attraversare la strada. Un intervento minimale, quasi invisibile, ma significativo.
Ancora più simbolica è la comparsa della figlia Morgane Polanski, al suo esordio cinematografico. Una presenza fugace, che però assume un valore quasi intimo: la continuità generazionale in un film che parla, prima di tutto, di sopravvivenza.
3. Il film che Polanski non poteva girare… e quello che doveva girare
Prima de Il Pianista, Polanski aveva rifiutato un progetto destinato a diventare un altro pilastro del cinema sull’Olocausto: Schindler’s List. La motivazione era semplice e devastante allo stesso tempo: per lui, affrontare direttamente quel tema era allora insostenibile.
Solo anni dopo, con la storia di Szpilman, il regista ha trovato la distanza giusta per raccontare l’orrore senza esserne sopraffatto. Durante la preparazione del film, Polanski si imbatté persino in una persona che aveva aiutato la sua famiglia a sopravvivere durante la guerra: una coincidenza che rafforzò ulteriormente il legame con il progetto.
4. Adrien Brody e un’interpretazione portata all’estremo
L’Oscar vinto da Adrien Brody per Il Pianista non è stato solo un riconoscimento formale, ma la consacrazione di un’interpretazione costruita attraverso forti sacrifici. L’attore si è sottoposto a una trasformazione fisica severissima, perdendo oltre dieci chili per restituire sullo schermo la fragilità di Szpilman.
Ma il lavoro più profondo è stato quello che riguarda lo spirito: Brody ha scelto di isolarsi, rinunciando a molte delle sue abitudini quotidiane, per entrare in sintonia con il senso di spaesamento e solitudine del personaggio. Una dedizione totale che lo ha reso, all’epoca, il più giovane vincitore della statuetta come miglior attore protagonista.
5. Gli errori di continuità che non scalfiscono il mito
Anche un film curato nei minimi dettagli come Il Pianista presenta piccole imperfezioni. Alcuni spettatori particolarmente attenti hanno notato comparse che ricompaiono nella stessa inquadratura o variazioni evidenti in oggetti di scena da una sequenza all’altra.
Ci sono discrepanze nell’aspetto del protagonista, dettagli cromatici che cambiano inspiegabilmente e posizioni dei corpi che mutano tra un’inquadratura e la successiva. Nulla, però, che intacchi la forza complessiva del racconto: al contrario, questi “errori” ricordano che anche i capolavori restano opere umane
Girato in Polonia dopo decenni di lontananza dal suo paese natale, Il Pianista rappresenta per Roman Polanski una sorta di ritorno alle origini sia a livello umano che artistico.
In copertina: Il Pianista-Copyright di Focus Features e di altri studi di produzione e distributori pertinenti-badtaste
Source link




