Marche

restò per ore steso a terra al Pronto soccorso di Senigallia. La foto aveva fatto il giro d’Italia

SENIGALLIA Non ce l’ha fatta Franco, il 60enne malato oncologico simbolo di una sanità al collasso. La sua fotografia, sdraiato sul pavimento del Pronto soccorso di Senigallia, in attesa di una barella che non si trovava, ha fatto il giro d’Italia. «Il mio amato Franco non è più con noi – lo piange la moglie Cecilia -, eravamo stati giovedì all’Oncologia di Torrette e venerdì aveva mandato l’email per accettare la terapia, che a breve avrebbe iniziato. Ma forse è meglio così, di dolori ne ha sopportati tanti, troppi».

Il calvario

Franco Amoroso, originario di Treviso, viveva a Senigallia da tempo. Insieme alla moglie aveva aperto una struttura ricettiva immersa nel verde. Si erano trasferiti nella Marche per realizzare un sogno. Poi Franco si è ammalato. Quel cancro al colon l’aveva affrontato. Si era operato ma si è ripresentato, ancora più aggressivo. Domenica notte ha iniziato a stare male e ieri pomeriggio è morto, accudito dalla moglie. E’ rimasta sempre al suo fianco, l’ha sostenuto in questo suo calvario. Ha smesso di soffrire a pochi giorni da una terapia che aveva deciso di tentare per rimanere aggrappato alla vita, per continuare a sognare insieme. Non ha fatto in tempo a conoscere l’esito delle indagini interne, partite dopo lo scatto che ha indignato l’Italia. Lui in realtà non voleva che qualcuno pagasse, certo che non fosse colpa del personale.

Questo ci aveva detto pochi giorni prima di morire: «Che dire, il personale fa quello che può, se non hanno i dispositivi medici non si va molto distante, le barelle non ci sono, le carrozzine sono poche e uno si arrangia con quello che può. Del resto, si punta al privato e questo è il risultato. A casa passo dal letto al divano, sto quasi sempre sdraiato perché seduto ho forti dolori. Ne avevo anche lunedì e tremavo dal freddo, anche se non era freddo. Non potevo più stare seduto e mi sono dovuto arrangiare. Non sono arrabbiato con il personale, questo no, li capisco».

Il 12 gennaio i dolori erano così forti da indurre la moglie ad accompagnarlo al Pronto soccorso.

Undici ore trascorse lì, molte delle quali sdraiato a terra sopra una coperta. La moglie Cecilia ha fotografato ciò che stava avvenendo davanti ai suoi occhi. Insopportabile nell’ospedale di un Paese civile. Ha consegnato quell’immagine a Paolo Battisti, referente del Movimento 5 Stelle, non per fare polemica ma perché la gente sapesse, perché non accada mai ad altri. La grande lezione di dignità di Franco, che non ha protestato, non si è arrabbiato, ma si è arrangiato, ha insegnato molto e, probabilmente, ha anche segnato un punto di non ritorno per cambiare davvero il sistema. Se lo augurava lui e lo sperano tutti.




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