Cinquanta tartarughe salvate in un anno tra Abruzzo e Molise: i dati del Centro Studi Cetacei | isNews
Dei tanti esemplari di Caretta caretta, “Quasi tutte hanno avuto contatti con la plastica. Fondamentale la collaborazione dei pescatori”
PESCARA. Sono circa cinquanta le tartarughe marine Caretta caretta salvate nell’ultimo anno dal Centro Studi Cetacei lungo le coste di Abruzzo e Molise. Gli esemplari recuperati vengono trasferiti nel centro di recupero di Pescara, dove sono sottoposti a terapie veterinarie spesso complesse e di lunga durata, prima di poter essere restituiti al mare.
A spiegare le principali criticità è il presidente del Centro Studi Cetacei, Vincenzo Olivieri: “La maggior parte dei casi riguarda principi di annegamento e polmoniti. Effettuiamo test al momento dell’arrivo e controlli successivi e possiamo dire che tutte le tartarughe recuperate hanno avuto contatti con le plastiche, per motivi diversi”. L’ultimo intervento ha riguardato una testuggine salvata a Vasto, ribattezzata Ofelia, in cura dallo scorso dicembre per una polmonite.
Olivieri sottolinea anche il valore simbolico e biologico di questi animali: “Le tartarughe marine sono la storia della Terra e spesso vengono catturate accidentalmente durante le attività di pesca. Negli ultimi anni, però, la sensibilità dei marittimi è cresciuta: da problema iniziale, i pescatori sono diventati parte della soluzione”.
Un aspetto cruciale resta quello delle procedure di soccorso. Il rilascio immediato in mare, senza valutazioni cliniche, può rivelarsi dannoso. “Quasi sempre – spiega Olivieri – dopo un rilascio affrettato le tartarughe vengono ritrovate spiaggiate. Per questo è fondamentale che i pescatori segnalino il recupero, consentendo l’intervento di un veterinario e gli accertamenti necessari, invece di rimettere subito l’animale in acqua”.
A supporto di questa tesi, Olivieri richiama anche l’esperienza dello spiaggiamento dei sette capodogli avvenuto a Vasto nel 2014, un episodio che, a livello internazionale, ha dimostrato l’efficacia di interventi tempestivi e coordinati tra enti, ricercatori e operatori del mare. Un modello di collaborazione che oggi continua a fare la differenza anche nella tutela delle tartarughe marine.
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