Riconoscimenti al Comune di Agnone e a ‘Nduccio per il premio La Farchia simbolo di unione e tradizione di Fara Filiorum Petri

A Fara Filiorum Petri il culto del fuoco torna a farsi linguaggio simbolico e collettivo, capace di raccontare la storia di una comunità e dei suoi riti più profondi.
La serata del 25 gennaio all’auditorium PalaFara ha rappresentato molto più di un semplice appuntamento culturale: è stata un’esperienza di condivisione, memoria e consapevolezza identitaria. L’evento, dal titolo “Il culto del fuoco e le tradizioni identitarie: tutela del dialetto, dell’artigianato e della memoria storica locale”, è stato promosso con il sostegno dell’amministrazione comunale di Fara Filiorum Petri con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale locale.
Ad aprire la serata è stato il sindaco Paolo Pitetti, che ha ribadito l’importanza della tutela e della trasmissione delle tradizioni come elementi fondamentali dell’identità collettiva e della coesione sociale. Il fuoco, elemento primordiale e rituale, ha rappresentato il filo conduttore di un dialogo che ha coinvolto studiosi, artisti e rappresentanti del territorio.
Dalle riflessioni della professoressa Elisabetta Fazzini sul rapporto tra tradizione e contemporaneità, al contributo storico-archeologico del dottor Lucio Cuomo sulla rete dei Tratturi, fino alla lettura ambientale del paesaggio proposta dal dottor Emanuele Di Marco, è emersa una visione corale delle tradizioni come patrimonio vivo e dinamico.
Le voci de I Cantori della Maiella hanno restituito al pubblico il suono autentico della cultura popolare, mentre la consegna del riconoscimento “La Farchia Simbolo di Unione e Tradizione” al Comune di Agnone ha suggellato il legame tra i riti del fuoco dell’Appennino centrale, in particolare con lo storico evento delle ’Ndocce.
Di forte valore simbolico anche l’encomio conferito all’artista Germano D’Aurelio, in arte ’Nduccio, interprete moderno del dialetto abruzzese, che ha deliziato il pubblico con una lectio sulla lingua abruzzese, unendo cultura e umorismo nel suo stile inconfondibile.
Tra i momenti più significativi della serata si è distinto lo scambio di doni tra il maestro del ferro battuto Raffaele Di Prinzio e la Pontificia Fonderia di Campane Marinelli di Agnone, rappresentata da Armando Marinelli. Il gesto simbolico ha unito due storiche eccellenze artigianali: da un lato la campana in ferro battuto realizzata dal maestro Di Prinzio, dall’altro l’emblema della tradizione agnonese, testimonianza di un sapere antico che continua a raccontare il territorio attraverso il lavoro, il fuoco e la materia.
La rappresentazione finale della Vita di Sant’Antonio Abate da parte della Pro Loco di San Giovanni Teatino e il momento conviviale conclusivo, hanno restituito all’evento la sua dimensione più autentica: quella comunitaria, dove rito, festa e memoria si fondono.
Soddisfazione è stata espressa dal direttore artistico dell’evento, il dottor Francesco D’Urbano, che ha sottolineato come, in un tempo di rapide trasformazioni, iniziative come questa dimostrino che le tradizioni non appartengono al passato, ma rappresentano strumenti fondamentali per interpretare il presente e costruire il futuro recuperando le radici storiche
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