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Giorno della Memoria per guerra “giusta” USA all’Iran antisemita?

Le candele del Giorno della memoria potrebbero incendiare l'Iran (immagine creata con l'AI)
Le candele del Giorno della memoria potrebbero incendiare l’Iran (immagine creata con l’AI)

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, dovrebbe imporre silenzio, responsabilità e rispetto. È la data che l’Europa e il mondo hanno scelto per ricordare l’Olocausto e per ribadire che persecuzioni, genocidi e violenze sistemiche non sono mai giustificabili.

Eppure, proprio attorno a questa ricorrenza, circolano indiscrezioni sempre più insistenti secondo cui gli Stati Uniti, con il possibile coinvolgimento diretto di Israele, starebbero per intraprendere proprio oggi un’azione militare contro l’Iran. Non ci sono conferme ufficiali, ma il quadro politico e militare rende l’ipotesi tutt’altro che fantasiosa.

Giorno della Memoria per guerra “giusta” USA all’Iran antisemita?

Colpisce soprattutto un elemento: la possibile scelta del Giorno della Memoria come cornice temporale e simbolica di un eventuale intervento. Una scelta che consentirebbe di presentare l’operazione come risposta necessaria contro antisemitismo, repressione e dittatura, caricandola di una legittimazione morale preventiva. Il rischio è evidente: trasformare la memoria storica in strumento politico, piegandola a una narrazione di guerra.

Secondo diverse analisi, il ritardo nell’eventuale avvio dell’azione non sarebbe dovuto a scrupoli etici o diplomatici, ma a valutazioni militari israeliane, legate alla preparazione della difesa in vista di un prevedibile contrattacco iraniano, diretto o per procura. Un dettaglio che rafforza una conclusione scomoda: se l’intervento avverrà, non sarà emotivo né reattivo, ma il risultato di calcoli strategici accurati, in cui il simbolo serve a giustificare, non a decidere.

Lo schema non è nuovo. In Venezuela, come in altri scenari, interventi e pressioni sono stati giustificati con la lotta a regimi autoritari, alla droga, alla corruzione. Cause nobili, spesso seguite però da continuità di potere e interessi, con la sostituzione dei vertici ma non dei meccanismi economici e geopolitici. Anche in Iran, accanto alla sacrosanta denuncia della repressione, resta una domanda inevitabile: dove finisce la difesa dei diritti umani e dove comincia la tutela di interessi strategici ed energetici?

La memoria dell’Olocausto non è una clava politica né un lasciapassare morale. È un monito universale contro l’abuso del potere e contro l’idea che la violenza possa essere “necessaria” se ben raccontata. Usarla come alibi simbolico per un’operazione militare sarebbe una forzatura grave, oltre che un precedente pericoloso.

Difendere la libertà e combattere le dittature è doveroso. Ma proprio per questo serve vigilanza, non adesione automatica a narrazioni belliche confezionate con cura. Il Giorno della Memoria dovrebbe ricordarci che la storia va rispettata, non arruolata. Altrimenti non onoriamo il passato: lo strumentalizziamo.


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