Consulta carcere-città, al via il primo incontro ufficiale a Tursi: “Parte integrante della nostra comunità”

Genova. Si è svolto questa mattina a Palazzo Tursi il primo incontro ufficiale della Consulta Carcere-Città, l’organismo istituito dal Comune di Genova per avviare un confronto strutturato e continuativo tra Amministrazione, sistema penitenziario e realtà del territorio. L’incontro segna l’avvio operativo di un percorso avviato formalmente lo scorso 5 novembre, quando la Giunta comunale ha approvato la delibera istitutiva della Consulta, rendendo Genova il primo Comune italiano a dotarsi di uno strumento stabile dedicato al rapporto tra carcere e città.
La Consulta nasce da un lavoro condiviso promosso dall’assessora al Welfare Cristina Lodi, insieme all’assessora alla Sicurezza urbana Arianna Viscogliosi, all’assessore Politiche abitative Davide Patrone, all’assessora alle Pari opportunità Rita Bruzzone e all’assessore a Servizi Civici e Diritto di cittadinanza Emilio Robotti intervenuti anche all’incontro odierno: «Con l’avvio operativo della Consulta Carcere-Città prende forma un percorso che abbiamo voluto con convinzione per affrontare in modo coordinato una realtà complessa, che coinvolge aspetti sociali, educativi, giuridici e legati alla sicurezza. L’istituzione della Consulta nasce dalla consapevolezza che il carcere non può essere considerato un ambito separato, ma una parte integrante della nostra comunità, con cui è necessario costruire un dialogo stabile e strutturato. Attraverso questo strumento intendiamo dare concretezza ai principi costituzionali, promuovendo responsabilità, inclusione e reali opportunità di reinserimento. La Consulta sarà un luogo permanente di confronto e progettazione, capace di mettere in relazione istituzioni e territorio. L’obiettivo è duplice: migliorare le condizioni di vita delle persone detenute e accompagnarne il ritorno nella società, contrastando lo stigma e contribuendo a costruire una città più giusta, consapevole e solidale».
Nel corso dell’incontro sono state definite le linee guida che orienteranno il lavoro della Consulta nei prossimi mesi. È stato concordato che le attività si svilupperanno attraverso appuntamenti periodici, organizzati per affrontare in modo coordinato sei macroaree tematiche: sanità e cura, cittadinanza e diritti civili, sicurezza, abitare, servizi educativi e tutela della donna, lavoro. I diversi tavoli opereranno in modo integrato, favorendo il confronto tra competenze e la costruzione di risposte condivise, capaci di incidere concretamente sui bisogni emersi.
Nel delineare l’impostazione generale, sono state individuate alcune direttrici prioritarie: il rafforzamento dei percorsi di responsabilizzazione e formazione, la valorizzazione delle misure alternative alla detenzione, la promozione della giustizia riparativa, l’attenzione alle situazioni di fragilità e alle differenze di genere, la salvaguardia dei legami familiari e il sostegno al reinserimento sociale, lavorativo e abitativo.
Oltre al Comune di Genova, alla Consulta partecipano, fra gli altri, Udepe, Ussm, Università, Asl, Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria, magistratura di sorveglianza, direzioni degli istituti penitenziari cittadini, garanti delle persone private della libertà personale e realtà del terzo settore. Un modello di governance condivisa che riprende e consolida un’esperienza avviata in città nei primi anni Duemila, rendendola oggi stabile e strutturata.
“La Consulta sarà progressivamente aperta a tutte le realtà che, a vario titolo, si occupano delle tematiche legate al carcere, con l’obiettivo di ampliare e rafforzare il percorso già avviato, favorendo un confronto sempre più ampio e una collaborazione stabile tra i diversi soggetti coinvolti – si legge nella nota stampa diffusa dal Comune di Genova –
Con l’avvio ufficiale delle attività della Consulta Carcere-Città, Genova ribadisce una visione che riconosce la funzione rieducativa della pena e il valore dell’inclusione come elementi fondamentali per la coesione sociale, nella convinzione che la sicurezza si costruisca anche offrendo opportunità concrete di reinserimento e partecipazione”.




