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PM di Roma invieranno investigatori in Svizzera

L’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana – 40 giovani morti per lo più soffocati dal fumo tossico e oltre 100 feriti – si allarga ufficialmente oltre i confini svizzeri. La Procura di Roma – che indaga per gli stessi reati iscritti dalla procura di Sion – ha fatto sapere che un team di investigatori della Squadra Mobile è pronto per affiancare i colleghi del Cantone Vallese nell’accertamento delle responsabilità del devastante incendio divampato nel bar-ristorante Constellation.

Tra le vittime anche sei ragazzi italiani, le cui autopsie sono state eseguiti nei giorni scorsi proprio su ordine dei pm romani perché in Svizzera come verificato da una prima squadra inviata poco dopo l’incendio non erano state disposte, né il certificato medico riportava la causa della morte. In quella occasione gli svizzeri erano apparsi “irrigiditi e frettolosi” a chi aveva firmato la relazione per il ministero dell’Interno italiano. Non si sa se Belgio e Francia, che hanno aperte indagini parallele, avranno anche loro investigatori sul posto.

L’obiettivo è quello di semplificare alcune procedure. In ambito Ue, per esempio, esistono le Squadre investigative comuni composte da magistrati e forze di polizia di due o più Stati membri, istituiti per un tempo limitato per indagini transnazionali specifiche, come il crimine organizzato o il terrorismo. Operano in tempo reale, condividendo informazioni direttamente senza la necessità di lunghe rogatorie internazionali. Uno strumento che può tornare utile per quella che è considerata la strage civile grave degli ultimi e che ha coinvolto persone di molte nazionalità.

L’inchiesta italiana

La decisione di inviare investigatori sul posto è contenuta nella rogatoria internazionale trasmessa nei giorni scorsi ai magistrati di Sion, titolari dell’indagine principale. La richiesta non si limita a una collaborazione formale, ma prevede appunto un affiancamento operativo degli agenti italiani alle autorità elvetiche, con l’obiettivo di condividere informazioni, ricostruire la catena delle responsabilità e verificare eventuali profili di rilievo penale anche sul versante italiano. Entro il mese di febbraio, inoltre, i pubblici ministeri di piazzale Clodio dovrebbero recarsi personalmente in Svizzera per un incontro con i colleghi vallesani.

Nel fascicolo aperto a Roma, al momento contro ignoti, si ipotizzano i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Un’impostazione che ricalca quella dell’inchiesta svizzera e che potrebbe rapidamente evolvere una volta acquisita la documentazione richiesta. Nella rogatoria, infatti, i pm italiani chiedono la trasmissione di tutta l’attività istruttoria svolta fino ad oggi, comprese le perizie tecniche, i verbali dei sopralluoghi e le relazioni dei vigili del fuoco. Particolare attenzione viene riservata alle autorizzazioni rilasciate nel tempo al locale Constellation, alla frequenza e all’esito dei controlli effettuati dalle autorità competenti e allo stato di attuazione delle normative antinfortunistiche e sulla sicurezza antincendio. Una volta arrivati gli incartamenti dalla Svizzera, la Procura di Roma procederà con l’iscrizione dei primi indagati, tra cui figurano i gestori del locale, Jacques Moretti e la moglie Jessica, già sotto inchiesta nel Cantone Vallese. I due indagati sono entrambi liberi – dopo il pagamento della cauzione – ma obbligati a rispettare una serie di prescrizioni cautelari.

Il fronte civile

Accanto al fronte penale, si profila intanto un contenzioso civile di proporzioni senza precedenti. Secondo le prime stime, le richieste risarcitorie delle parti civili coinvolte nella strage potrebbero raggiungere cifre comprese tra i 600 milioni e il miliardo di franchi svizzeri. Uno scenario delineato da Pascal Pichonnaz, professore di Diritto privato all’Università di Friburgo, che ha analizzato per il quotidiano Le Nouvelliste le possibili conseguenze economiche dell’evento. Le voci di danno prese in considerazione includono le cure mediche, la perdita di reddito, l’impatto sulle pensioni future e il danno morale, in un quadro che appare destinato a pesare a lungo su assicurazioni, responsabili civili e istituzioni.

Anche se Axa Suisse, compagnia con cui erano state sottoscritte le polizze del bar Le Constellation e del Comune di Cranspochi, giorni dopo il rogo, aveva fatto sapere che le coperture previste per incidenti e incendi presentano “una somma assicurata limitata”, giudicata insufficiente rispetto alla portata della tragedia. Una valutazione che aveva già aperto uno scenario complesso, perché il rischio è i danni subiti dalle vittime e dai loro familiari sono enormi.

Solo i costi sanitari rappresentano una componente enorme: secondo i dati forniti dall’istituto svizzero di assicurazione contro gli infortuni (Suva), in eventi di gravità paragonabile le spese di trattamento oscillano tra 650 mila e 1,6 milioni di franchi per persona. Rapportando queste cifre al numero dei feriti gravi, il totale parziale arriva a circa 180 milioni di franchi. Ma è la perdita di guadagno, attuale e futura, a costituire la voce più rilevante. Dei 116 feriti, infatti, la maggioranza è composta da minorenni, con conseguenze potenzialmente permanenti sulla capacità lavorativa. Ipotizzando una perdita media di reddito di 100mila franchi su 40 anni di vita attiva, il risarcimento complessivo supererebbe i 400-450 milioni di franchi. A ciò si aggiungono circa 40 milioni legati alla riduzione delle rendite pensionistiche.

Un miliardo di danni

Per le famiglie delle 40 vittime decedute, il diritto civile svizzero prevede indennità per la perdita di sostegno economico e per il cosiddetto danno domestico, che potrebbero ammontare a diversi milioni di franchi complessivi. Infine, il danno morale viene stimato in circa 100mila franchi a persona. Nel complesso, utilizzando le tabelle di capitalizzazione, la fascia alta del cumulo dei costi sfiora il miliardo di franchi. I tempi, tuttavia, si preannunciano lunghissimi: il processo civile potrà iniziare solo dopo la conclusione di quello penale e potrebbe richiedere anche dieci o quindici anni, a meno di un accordo stragiudiziale che acceleri sensibilmente le procedure di liquidazione.

In attesa degli sviluppi giudiziari, il Cantone del Vallese ha deciso di intervenire con misure immediate di sostegno. Il Consiglio di Stato ha stanziato 10 milioni di franchi a favore delle vittime, una somma che si aggiunge al contributo urgente di 10 mila franchi già previsto per ciascuna vittima. Il governo cantonale si farà inoltre carico delle spese funerarie e di rimpatrio. La definizione di “vittime dell’incendio” adottata dalle autorità è particolarmente ampia: non solo le persone presenti nel locale al momento del rogo, ma anche coloro che sono entrati nel bar nel tentativo di salvare qualcuno o che si trovavano nelle immediate vicinanze fino all’arrivo dei soccorsi, temendo per l’integrità fisica di un proprio caro.

L’incendio precedente

Benché i due indagati nei loro interrogatori, prima della scarcerazione di Jacques Moretti, abbiano scaricato le responsabilità su camerieri (per le candeline pirotecniche), sul Comune (per i controlli) e sullo staff, a complicare ulteriormente il quadro investigativo è l’emersione di un precedente incendio che aveva già coinvolto uno dei locali dei coniugi Moretti. Il rogo risale al marzo 2024 ed era avvenuto nel villaggio di Lens, a pochi chilometri da Crans-Montana, sempre nel Cantone Vallese, dove i due coniugi abitano. Le fiamme avevano distrutto completamente gli arredi interni del locale, allora in fase di ristrutturazione dopo il cambio di proprietà, appena acquisito dalla coppia oggi sotto inchiesta. Nonostante la gravità dell’episodio, secondo quanto ricostruito, non vi sarebbe stato alcun controllo negli altri due locali dei Moretti fino al disastro della notte di Capodanno 2026. E lo stesso sindaco aveva ammesso, tra lo sconcerto delle parti civili, che erano cinque anni che Le Constellation non veniva controllato.

Il locale di Lens, denominato Le Vieux Chalet è stato successivamente trasformato in un ristorante tipico con specialità della Corsica, terra d’origine di Jacques Moretti. Un dettaglio che, insieme alla mancata attivazione di verifiche preventive sugli altri esercizi della coppia, potrebbe assumere rilievo nell’accertamento delle responsabilità amministrative e politiche. Non a caso l’inchiesta svizzera si troverebbe ora a uno snodo cruciale, con la concreta possibilità di un suo ampliamento. L’avvocato di parte civile Sébastien Fanti depositerà un esposto contenente decine di segnalazioni che, secondo quanto anticipato, chiamano in causa non solo i coniugi Moretti ma anche il Comune, aprendo un nuovo fronte di contestazioni sul sistema dei controlli e delle autorizzazioni: “Aspettiamo la prossima udienza, le vittime in questo caso sono 700, tra famiglie, fratelli e sorelle, e saremo un centinaio di avvocati. Dobbiamo trovare la soluzione”.


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