ChatGPT a scuola, Vincenzo Schettini: “Se a 14 anni ti fai fare i compiti dall’AI, la resa dei conti arriva quando ormai è troppo tardi per recuperare”

Vincenzo Schettini, docente di fisica e creatore del progetto didattico “La Fisica che ci piace”, ha raccontato durante un’intervista a Gianluca Gazzoli su YouTube un episodio che lo ha profondamente colpito.
Una madre gli ha confidato che suo figlio aveva utilizzato ChatGPT per svolgere un tema su Manzoni, con una richiesta particolare all’applicazione: inserire gli errori tipici che commetterebbe un quattordicenne. “Geniale e terrorizzante allo stesso tempo“, ha commentato il professore, aggiungendo che la donna raccontava il fatto con una certa leggerezza che lo ha preoccupato.
I dati confermano che il fenomeno ha dimensioni allarmanti. Schettini ha citato statistiche secondo cui otto studenti su dieci fanno svolgere i propri compiti all’intelligenza artificiale. I ragazzi si trovano sommersi dal carico di lavoro assegnato dalle diverse materie e cercano una via d’uscita rapida. “Sono pieni di compiti da fare e quindi a un certo punto dicono: oh ragazzi, piglio, faccio fare tutto a lei e buonasera a tutti“, ha spiegato il docente, sottolineando come questa pratica stia diventando la norma piuttosto che l’eccezione. La facilità con cui l’AI fornisce risposte pronte all’uso rende la tentazione irresistibile per gli studenti sotto pressione.
L’appello ai ragazzi e i pericoli dell’AI
Schettini ha definito l’intelligenza artificiale “una sirena che canta“, un richiamo difficile da ignorare soprattutto per gli adolescenti. Il docente ha ammesso con onestà: “Se fossi un ragazzo mi farei fare i compiti a ChatGPT“. La sua critica non nasce da un moralismo astratto ma dalla consapevolezza delle conseguenze concrete. “Dico ai ragazzi: dovete essere forti, perché qui avete dentro la testa una macchina che dovete allenare a diventare dei super saiyan di quarto livello“, ha dichiarato, usando un linguaggio vicino ai suoi interlocutori.
Il professore ha tracciato un percorso che parte dall’adolescenza e arriva all’età adulta. “Se hai 14 anni ti fai fare i compiti, arrivi a 20 che non sai scrivere una mail, vai all’università e non hai metodo per affrontare un esame e ti sbattono fuori veramente“, ha avvertito Schettini. Il problema si estende poi al mondo del lavoro: “Poi te ne vai, vai a fare un colloquio di lavoro, non sai parlare davanti a un datore di lavoro, cioè all’improvviso ti ritrovi nel mondo reale“. La resa dei conti diventa inevitabile quando ormai risulta troppo tardi per recuperare le competenze che si sarebbero dovute costruire durante gli anni scolastici. “La resa dei conti arriva“, ha ribadito con fermezza il docente.
Le soluzioni proposte dal mondo della scuola
Schettini ha condiviso la sua strategia didattica per contrastare il ricorso massivo all’intelligenza artificiale. “Io di solito assegno poco da fare ogni volta che faccio lezione“, ha spiegato, puntando sulla qualità piuttosto che sulla quantità dei compiti assegnati. Il docente ha lanciato un appello ai colleghi durante i consigli di classe: “Cerchiamo sempre di stare molto attenti quando siamo nei consigli di classe, confrontiamoci per esempio un po’ su quanto assegniamo a casa“. Il coordinamento tra insegnanti diventa fondamentale per evitare che gli studenti si trovino sovraccaricati.
La soluzione passa attraverso una riduzione del carico di lavoro domestico che spinge i ragazzi verso l’AI. “Purtroppo oggi c’è la tendenza, a volte quando si assegna tanto, i ragazzi se ne vanno sull’intelligenza artificiale“, ha osservato Schettini. Il professore ha ricordato che il momento della verità rimane il compito in classe, dove lo studente deve dimostrare le proprie capacità senza supporti esterni. L’equilibrio tra il lavoro a casa e le verifiche in presenza rappresenta la chiave per mantenere l’efficacia dell’apprendimento. Gli insegnanti devono ripensare le strategie di assegnazione dei compiti per favorire un impegno autentico che sviluppi realmente le competenze degli studenti.
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