Piemonte

Cercasi albergatori per api solitarie


«Non avevo mai sentito parlare di api solitarie, ma grazie a UrbanBEE mi sono accorta di quante incredibili specie animali vivono attorno a noi!» racconta una volontaria che ha partecipato alla prima edizione del progetto. È proprio da testimonianze come questa che nasce il valore di UrbanBEE – Api urbane dell’Università di Torino, un progetto di citizen science che coinvolge diversi partner internazionali.

UrbanBEE unisce infatti Italia, Austria, Ungheria, Sudafrica e Zimbabwe in una grande indagine sulla presenza e la diversità delle api solitarie in ambiente urbano. L’obiettivo è comprendere come queste specie si distribuiscono nei diversi quartieri delle città e quali fattori urbanistici o ambientali favoriscono (o limitano) la loro presenza. Una ricerca scientifica, quindi, ma costruita insieme ai cittadini, che diventano “scienziati” e partecipano attivamente al monitoraggio.

I volontari installano un piccolo bee hotel, un vero e proprio hotel per api solitarie, negli spazi esterni delle loro abitazioni. Questi habitat artificiali offrono rifugio e possibilità di nidificazione alle api solitarie urbane, impollinatori fondamentali ma purtroppo in forte declino.

Api solitarie, le “mamme single” degli impollinatori

Quasi tutti conoscono le api da miele, le api domestiche, ma in realtà la maggior parte delle api (circa il 90%) sono solitarie e selvatiche. Insieme a molti altri insetti, le api solitarie sono impollinatori fondamentali per la salute degli ecosistemi e dell’uomo. Senza di loro non ci sarebbero fiori, piante né colture essenziali per la nostra sopravvivenza.

Le api solitarie, come suggerisce il nome, non hanno una regina né una colonia: ogni femmina vive da sola. Quando abbiamo spiegato l’ecologia di queste specie ai nostri cittadini-scienziati, un volontario ha esclamato: “Ah, quindi sono mamme single!”. È una semplificazione, ma rende bene l’idea. Dai primi giorni di primavera le femmine cercano piccole cavità nel legno in cui deporre le proprie uova, lasciando accanto una provvista di polline e nettare, perché le larve crescano da sole. Poi sigillano il nido con materiali caratteristici della specie come fango, fibre vegetali, foglie tagliate con precisione, o perfino petali di rosa.

La maggior parte delle api solitarie non punge o tende a farlo solo se manipolata, motivo per cui convivono serenamente con le persone anche in pieno contesto urbano.

In città, la presenza di siti naturali è sempre più limitata. La cementificazione crescente, potature frequenti e assenza di legno morto sono tutti fattori che riducono drasticamente le opportunità di nidificazione per le api solitarie. Per questo i bee hotels del progetto, ispirati alla natura, sono realizzati in legno con fori di diverso diametro, imitando le cavità naturali in cui queste api nidificano e offrendo loro un sito urbano di nidificazione.

Come diventare cittadini scienziati

Il funzionamento è semplice: una volta installato il bee hotel su balconi e terrazzi, i volontari ci inviano una fotografia a settimana per circa quattro mesi. Questo semplice gesto ci permette di registrare l’arrivo delle api, osservare quali diametri vengono scelti, monitorare il processo di nidificazione e capire come la presenza di impollinatori cambi da quartiere a quartiere.

La scorsa primavera abbiamo avviato uno studio pilota a Torino, con 31 volontari che hanno aderito al progetto e portato a casa il loro bee hotel. I primi risultati sono stati davvero interessanti. Ben 26 bee hotels sono stati occupati con materiali più disparati e i volontari si sono rivelati entusiasti, creando un piccolo gruppo di cittadini dediti alla protezione della biodiversità torinese. Ma anche i rifugi rimasti vuoti danno informazioni utili, ad esempio che forse quei quartieri sono meno “verdi” e meno “amici della biodiversità”. 

Tutti i dati raccolti, aggregati a quelli degli altri Paesi partecipanti, ci permetteranno di avere una fotografia globale della biodiversità urbana e comprendere le diversità tra città molto diverse tra loro, come Torino e Johannesburg in Sudafrica. Questo sarà fondamentale per indirizzare al meglio la pianificazione urbana e permettere ai cittadini un equo accesso alla natura e alla biodiversità nei diversi contesti.

L’obiettivo finale è trasformare gli spazi urbani in micro-ecosistemi capaci di ospitare e sostenere la vita, stimolando allo stesso tempo una maggiore consapevolezza ecologica tra i cittadini. Conoscere la biodiversità che ci circonda, in tutte le sue forme, ed imparare a considerarla come qualcosa di “nostro” è il primo passo per costruire un nuovo modo di abitare le città e un rinnovato rapporto con la natura urbana.

Albergatori cercasi!

Per l’inizio della primavera 2026 il progetto cerca dunque nuovi volontari che vogliano ospitare un bee hotel sui propri balconi e giardini, sul territorio urbano della città metropolitana di Torino. Non è necessario avere conoscenze specifiche, serve solo un po’ di curiosità: l'”albergo” viene fornito dagli organizzatori del progetto e rimarrà ai partecipanti come ringraziamento. L’unico requisito è quello di disporre di uno spazio esterno, mandare una foto del bee hotel a settimana e avere tanta voglia di conoscere gli ospiti del proprio albergo cittadino.

Le candidature sono aperte fino a fine gennaio tramite un Google Form dedicato sulla pagina Instagram del progetto.

L’obiettivo è coinvolgere ogni zona o quartiere della città, così da costruire una mappa dettagliata della biodiversità urbana. 

 

Per approfondimenti e aggiornamenti sul progetto:

Pagina Instagram

Sito Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi – DBIOS

 

Francesca Cochis è dottoranda all’Università di Torino, dove porta avanti il progetto UrbanBEE. Si occupa di biodiversità urbana, Nature-based Solutions e citizen science, con l’obiettivo di rendere le città più sostenibili e a misura di biodiversità. 

 




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